Lecce, 31 marzo 2019 - Caro Mark Zuckeberg, il tuo Facebook non riesce a controllare un bel niente, e le strutture di verifica che tanto sbandieri sono inadeguate o non esistono affatto. Ergo: ti querelo. 
Il ragionamento, che rischia di portare il patron di Menlo Park alla sbarra, è innescato dalla denuncia di una signora salentina di 55 anni, caduta nelle spire della porno vendetta, ovvero la pratica di diffondere in Rete, e senza consenso, foto o video molto intimi, con lo scopo di denigrare la persona coinvolta. La vittima, che risiede nel basso Salento, ha fino a metà del 2014 un legame affettivo con un coetaneo di Pompei. 
La storia va in frantumi, ma l’uomo non si rassegna. Prima tenta una riappacificazione. Non riuscendoci, nell’ottobre 2014, per vendicarsi crea un falso profilo su Facebook della sua ex, peraltro mai iscrittasi al social network. E lo inonda con foto e video a carattere porno, rapidamente viste e condivise da centinaia di utenti, ma anche da amici e conoscenti della donna. La quale finisce in uno stato di profonda prostrazione che fa temere il peggio e richiama alla mente la terribile storia della napoletana Tiziana Cantone, suicida a 31 anni dopo essere finita nella gogna di internet per video hot messi in rete senza il suo consenso.
 
La signora leccese ha la forza di ribellarsi e chiede al suo avvocato, Giancarlo Sparascio, di dare battaglia. Il legale presenta una denuncia-querela contro l’ex convivente presso la Procura della Repubblica di Lecce, con richiesta di sequestro dei dispositivi elettronici. Nel frattempo il profilo viene oscurato grazie al tempestivo intervento della polizia postale di Lecce che procede al sequestro del computer dell’ex.
 
L’uomo di Pompei viene nel 2016 rinviato a giudizio con le accuse di sostituzione di persona, diffusione di immagini pornografiche e diffamazione aggravata, non essendoci ancora un reato specifico. A questo punto il processo si allunga perché il dibattimento viene spostato, per competenza territoriale, al tribunale di Torre Annunziata: la sentenza è attesa per fine estate. Ma ecco il colpo di scena. Riappare in rete il profilo oscurato anni prima. Come è possibile che si riapra quella pozza velenosa che contiene foto private fatte circolare per vendetta? 

A spiegarlo è l’avvocato Sparascio: "Questa riattivazione è riconducibile all’inadeguatezza del sistema di controllo e di sicurezza predisposto dai vertici aziendali di Facebook che, in Europa, dispone di un solo ufficio, in Germania, deputato alle operazioni di verifica e di rimozione di post utilizzati come strumento di porno vendetta. In Italia, con oltre 28 milioni di utenti, Facebook è sprovvista di una struttura operativa del social che possa svolgere tali operazioni". Da qui l’apertura di un fascicolo con la denuncia nei confronti di Zuckeberg.