Terza ondata. Basta avvicinare queste due parole per sentire un piccolo soffio al cuore. La speranza di tutti è che l’infausta saggezza popolare del "non c’è due senza tre" si infranga sul muro dei vaccini, ma i segnali che arrivano – purtroppo – non sono incoraggianti. In Spagna il governo e i media parlano già apertamente del terzo ritorno del Covid-19. Da noi c’è più cautela, ma qualcuno inizia a mettere le mani avanti. Insomma, non è più una questione di se, ma di quando, visto che i contagi stanno tornando a salire e con l’Italia quasi tutta in zona gialla, il pericolo è che il virus e le sue temute varianti possano circolare più velocemente. "Siamo in una fase molto delicata della pandemia: gli effetti delle misure restrittive – spiega Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe – si sono...

Terza ondata. Basta avvicinare queste due parole per sentire un piccolo soffio al cuore. La speranza di tutti è che l’infausta saggezza popolare del "non c’è due senza tre" si infranga sul muro dei vaccini, ma i segnali che arrivano – purtroppo – non sono incoraggianti. In Spagna il governo e i media parlano già apertamente del terzo ritorno del Covid-19. Da noi c’è più cautela, ma qualcuno inizia a mettere le mani avanti. Insomma, non è più una questione di se, ma di quando, visto che i contagi stanno tornando a salire e con l’Italia quasi tutta in zona gialla, il pericolo è che il virus e le sue temute varianti possano circolare più velocemente. "Siamo in una fase molto delicata della pandemia: gli effetti delle misure restrittive – spiega Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe – si sono ormai esauriti. I nuovi casi sembrano apparentemente stabili su scala nazionale, ma in oltre metà delle Regioni stanno già aumentando. L’utilizzo dei tamponi rapidi per diagnosi e non per screening lascia in giro troppi falsi negativi, sottostimando i contagi. In un’Italia quasi tutta gialla con assembramenti in tutte le città non è difficile prevedere l’evoluzione nelle prossime settimane, anche senza l’impatto delle nuove varianti".

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Le microzonerosse - che tornano ufficialmente oggi, dopo essere state utilizzate da qualche regione durante la prima ondata – potrebbero rallentare la corsa del virus. In tutto l’Alto-Adige sarà lockdown duro e puro fino al 28 febbraio. Entreranno invece nel livello di rischio più elevato, almeno fino al 21 gennaio, la provincia di Perugia e sei comuni di Terni. Anche Chiusi (Toscana), Tocco da Casauria, Atessa e San Giovanni Teatino (Abruzzo) e Tortorici (Sicilia) saranno confinate, così come 29 comuni in Molise. "Le microzone rosse a livello di provincia, comune o quartiere, sono da sempre uno strumento, largamente sottoutilizzato, da attuare tempestivamente per evitare il dilagare dei contagi – prosegue Cartabellotta – in tutte le aree dove si rileva un rapido incremento percentuale dei casi. Per impedire che la terza ondata dilaghi, le raccomandazioni sono sempre le stesse: mascherine, distanziamento ed evitare ogni forma di assembramento. I servizi sanitari devono fare la loro parte: potenziando i tamponi molecolari per la diagnosi; usando quelli antigenici solo per lo screening e provando, per quanto possibile, a riprendere il tracciamento dei casi".

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Anche perché l’effetto che avranno le varianti sul numero di contagi non promette bene. L’unica certezza è che se dovessero svilupparsi focolai legati ai ceppi inglesi, sudafricani o brasiliani, le corsie degli ospedali potrebbero tornare a riempirsi molto velocemente. "Se le varianti si diffonderanno come negli altri Paesi – fa notare Cartabellotta – il numero dei casi crescerà più velocemente di quanto atteso".

E come se non bastasse c’è anche da tenere in considerazione che le nostre armi contro queste mutazioni del virus sono affilate come un’amigdala del Paleolitico. "Purtroppo in Italia effettuiamo un numero esiguo di sequenziamenti virali e, di fatto, ci accorgeremo della circolazione delle nuove varianti solo dopo aver rilevato impennate inaspettate dei casi". In pratica inizieremo a spegnere l’incendio quando la casa sarà già mezza bruciata, invece di installare un impianto di allarme, che ci consentirebbe di intervenire subito.

La speranza è che i vaccini possano costituire un argine insuperabile, anche se i contagi tra gli operatori sanitari – la categoria che al momento è la più protetta – restano molto alti. Ma per Cartabellotta, almeno su questo punto, non è il caso di preoccuparsi troppo: "Gli operatori sanitari vengono sottoposti a screening regolarmente. Il loro tasso di positività è più elevato anche per questa ragione. Gli effetti del vaccino li vedremo nelle prossime settimane, visto che Pfizer offre la massima protezione a 7 giorni dalla seconda dose e Moderna a 14".