Roma, 5 novembre 2020 -  Conferenza stampa presso il ministero della Salute sull'analisi dei dati del monitoraggio regionale della cabina di regia. Il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, e il direttore generale della prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, hanno illustrato gli indicatori che hanno portato al Dpcm del 4 novembre per il contenimento dell'epidemia da Covid-19

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Nel tardo pomeriggio interviene anche il commissario straordinario Domenico Arcuri, che snocciola i dati del mondo, dell'Europa e - ovviamente - dell'Italia. E cerca di non spaventare troppo: "La situazione complessiva resta grave ma non è fuori controllo", dice. Secondo Arcuri le misure messe in campo iniziano a produrre i primi, ancora insufficienti effetti sulla crescita dei contagi. I 94,6% dei contagiati è in isolamento domiciliare, il 4,5% in  ospedale, lo 0,5% in terapia intensiva (una settimana fa erano lo 0,6%). Insomma, "prima il virus correva più forte di noi, ora lo rincorriamo e riusciamo a intercettare i contagiati". Il senso è sempre lo stesso: "Se non raffreddiamo la curva, la Sanità non regge".

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Brusaferro: necessario abbassare la curva

"Non abbiamo dati aggiornati, la cabina di regia li produce su base settimanale, saranno prodotti nelle prossime 48 ore", queste le prime parole del presidente dell'Iss, Silvio Brusaferro. "L'aggiornamento dei nuovi dati avverrà nelle prossime ore. il percorso è condiviso e vede attori le regioni, il cts, il ministero".

"Possiamo però affrontare l'analisi dell'epidemia e le sue fasi: dal contenimento della curva al periodo decrescente e al nuovo periodo di ricrescita, ovvero la fase che stiamo vivendo - ha detto ancora Brusaferro -. Si tratta quindi di contenere la curva in crescita e riportarla ad un andamento di stabilità e poi di decrescita, con le misure di contenimento e il tracciamento dei contagi, per far sì che si ritorni alla cosiddetta fase 3. Oggi siamo in una fase di transizione e modulazione, in cui ci sono delle ricrescite in cui bisogna per controllare la diffusione, in modo tale da poter affrontare i prossimi mesi in attesa di poterci collocare nella fase 3. Prima andiamo sotto 1 come Rt e prima vedremo i casi decrescere. Sappiamo che, come un treno, anche il virus non si ferma istantaneamente. Servono interventi forti per rallentare la corsa".

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 "Il flusso delle informazioni su base settimanale viene generato nei servizi sanitari regionali, vengono dalle Asl, assemblati dalle Regioni e inviati all'Iss e ministero, questi vengono valutati secondo una dimensione di rischio. Questo viene fatto in stretta collaborazione tra i servizi regionali, Iss e Ministero - ha spiegato Brusaferro -. La cabina di regia è rappresentata da 3 rappresentanti della Conferenza Stato-Regioni. "Il percorso e' condiviso e vede attori le Regioni, l'Iss, il Cts e il ministero della Salute".

Alcune Regioni, soprattutto quelle a rischio più alto, "hanno un problema di stabilità del dato", per via delle difficoltà "nella raccolta dei dati" ha puntualizzato Brusaferro. "Ci sono regioni come la Val d'Aosta - ha spiegato - che hanno difficoltà a raccogliere dati per un periodo consistente, il che porta secondo l'algoritmo definito a un rischio alto. Escluderei il dolo delle Regioni. C'è stato un grande aumento dei casi nelle ultime settimane con rapida crescita e questo mette in difficoltà il sistema. il carico di lavoro notevole puo portare dei ritardi".

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Rezza: il virus corre troppo

Gianni Rezza, direttore generale della prevenzione del ministero della Salute, ha parlato degli indicatori, in tutto 21, per valutare la crescita dell'epidemia da Coronavirus: "Si lavora su indicatori come incidenza, Rt, occupaziìone posti letto: se c'è un regione con apparentemente pochi casi e ha alta occupazione terapie intensive, quella è una regione in sofferenza. Sono dati che vanno letti nella loro interezza. Dati che fanno riferimento a incidenza, Rt e resilienza".

"Una regione che si trova in fascia rossa o arancione, resterà per almeno due settimane in questa fascia di rischio - ha spiegato Rezza - Dopo 14 giorni ci potrà essere una descalation per le regioni, cosi come se nella prossima cabina di regia ci fossero situazioni diverse, altre regioni potrebbero diventare rosse. C'è la possibilita di fare zone rosse anche in una regione che non è rossa". Rezza ha parlato anche del caso della Campania, finita nella lista delle Regioni gialle: "La Campania in fascia gialla? Ha molti casi ma ha un Rt molto più basso per esempio di Lombardia o Calabria. Perché evidentemente la trasmissione è molto aumentata nelle scorse settimane, ma adesso si è in qualche modo stabilizzata, per cui c'è un Rt non particolarmente elevata. Evidentemente le ordinanze regionali possono avere avuto un certo effetto sulla trasmissione".

"Il numero di casi a marzo era inferiore di quanto riscontrato oggi ma erano tutti concentrati, ora sono distribuiti sul territorio nazionale - ha proseguito Rezza -. Questo ci da più tempo, prima di far entrare il sistema in sofferenza ma ci dice che tutto il Paese è colpito. Oggi i casi nuovi di contagio da coronavirus sono 34.505, non un buon segnale, anche se i tamponi sono stati 220mila. E purtroppo anche avvicinarsi ai 500 decessi non è una buona notizia. Insomma è una situazione che dopo che nei giorni scorsi sembrava essersi stabilizzata sembra ancora con una chiara tendenza in aumento. Mi sembra che globalmente ancora il virus corra. Frenarlo è necessario".

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