Roma, 2 novembre 2021 - Lo spettro zona gialla torna ad aggirarsi per la Penisola. I numeri Covid in Italia (qui il bollettino del 5 novembre), a livello complessivo, appaiono ancora sotto controllo. Ma alcune regioni, se il trend in ascesa di contagi, ricoveri e terapie intensive dovesse consolidarsi, rischiano il cambio di colore. Tutto questo mentre si discute della proroga dello stato di emergenza, in scadenza a fine anno. E se in Italia la situazione non sembra al momento allarmante, nell'Est Europa il Covid fa strage. Tra Romania, Bulgaria, Ucraina e Russia i numeri sono drammatici.  

Aggiornamento: Zona gialla: ragioniamo sui dati. Chi rischia e da quando

Covid, si torna a parlare di obbligo vaccinale

Sommario

I parametri

Innanzitutto, un ripasso sui parametri da tenere d'occhio. In base all'ultimo decreto, sono tre quelli suscettibili: se il tasso di incidenza supera i 50 casi su 100mila abitanti, per restare in zona bianca si devono avere o il tasso di occupazione delle terapie intensive sotto il 10%, oppure quello dei ricoveri ordinari entro la soglia del 15%. Il passaggio di fascia, in sintesi, avviene se tutti e tre i valori vengono sforati.

Le regioni a rischio

Oltre la soglia dei 50 di incidenza, in base alla media settimanale, ci sono al momento 10 regioni. Da nord a sud: Provincia autonoma di Bolzano, Veneto, Friuli Venezia e Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Campania e Calabria. Di queste, sono solo due quelle vicine alla zona gialla.

In Friuli Venezia Giulia sono ormai due settimane che i contagi crescono, così come i posti letto nei reparti ospedalieri passati - secondo i dati Agenas - dal 3% al 6% tra il 18 ottobre e il due novembre. Il punto è che il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva è salito dal 4% al 10%, toccando il limite previsto dal decreto. Dovessero salire ancora i ricoveri, al superamento del 15% il cambio di fascia sarebbe pressoché automatico. La regione paga anche i focolai seguiti alle proteste no vax che hanno portato anche al divieto di manifestazione in Piazza Unità d'Italia fino al 31 dicembre. 

Situazione differente, ma con risvolti simili, in Alto Adige. Le terapie intensive sono al momento nei limiti (4%), mentre la percentuale dei ricoveri è raddoppiata nelle ultime due settimane, arrivando al'11%. I pazienti Covid ricoverati sono 4 in terapia intensiva, il che significa che con una decina scarsa di ulteriori pazienti in rianimazione la soglia verrebbe superata. I contagi sono tuttavia in forte e rapida crescita, una tendenza che combinata al basso tasso di vaccinazioni, fra i peggiori d'Italia, rischia di riportare la Provincia autonoma in zona gialla. Lo scenario è stato affrontato oggi dalla seduta del consiglio provinciale. Nel frattempo, il Coronavirus ha messo piede anche nel consiglio comunale di Bolzano: almeno tre i consiglieri positivi, fortunatamente senza sintomi gravi. "In Alto Adige la situazione sta peggiorando e purtroppo abbiamo la conferma che la scienza dice da mesi, meno vaccinati e più rischio, meno vaccinati e più persone contagiate e all'ospedale", ha detto oggi il presidente della Provincia Autonoma, Arno Kompatscher.  "Noi stiamo a mettendo a disposizione tutti i sistemi per appoggiare i cittadini ma l'effetto è quello che si potrebbe cambiare colore. Noi abbiamo - ha aggiunto Kompatscher - la situazione analoga di Germania e Austria dove c'è un basso tasso di vaccinati: mi appello al buonsenso della popolazione".

Da monitorare la situazione in altre due regioni che, a oggi, sembrano ancora avere buoni margini per scongiurare il cambio di fascia. Vicina a sforare il parametro dei ricoveri è la Calabria (passata dal 9% all'10%, con una crescita più regolare), dove i posti letto nei reparti critici sono però ancora al 3%.  E attenzione alle Marche dove l'incidenza resta di poco sotto i 50 casi, ma tutti i parametri sono in rapida crescita con le rianimazioni pericolosamente verso il 10%. Oggi i ricoveri sono cresciuti di 8 unità da 72 a 80 in regime ordinario, mentre sono 20 (+2) i pazienti in terapia intensiva (9%).

Terapie intensive regione per regione

Dati Agenas

Abruzzo (5%)
Basilicata (0%)
Calabria (3%)
Campania (4%)
Emilia- Romagna (3%)
Lazio (6%)
Liguria (5%)
Lombardia (3%)
Marche (9%)
Molise (5%)
Pa Bolzano (4%)
Pa Trento (2%)
Piemonte (4%)
Puglia (4%)
Sardegna (3%)
Sicilia (4%)
Toscana (5%) 
Umbria (8%)
Valle d'Aosta (0%)
Veneto (3%)




















Ricoveri in ospedale

Dati Agenas: percentuale di occupazione dei posti letto

Abruzzo (5%)
Basilicata (7%)
Calabria (10%)
Campania (8%)
Emilia- Romagna (4%)
Friuli Venezia Giulia (6%)
Lazio (7%)
Liguria (5%)
Lombardia (5%)
Marche (6%)
Molise (3%)
Pa Bolzano (11%)
Pa Trento (5%)
Piemonte (3%)
Puglia (5%)
Sardegna (3%)
Sicilia (8%)
Toscana (5%)
Umbria (6%)
Valle d'Aosta (6%)
Veneto (3%)



















Le regole della zona gialla

Una delle principali differenza tra zona gialla e bianca riguarda l'obbligo di indossare le mascherine all'aperto, previsto nella seconda fascia di rischio. Ristoranti e bar restano aperti a pranzo e a cena anche nelle regioni gialle, ma torna il limite dei commensali a tavola: massimo quattro, con una deroga per i conviventi. Cambiano anche le capienze consentite per gli eventi sportivi: dal 75% all'aperto in zona bianca si scende al 50%, al chiuso dal 60% si va al 35%. Per cinema e teatri si passa dal 100% di capienza massima  al 50%. In zona gialla restano chiuse le discoteche. Nessuna differenza di rilievo sull'utilizzo del Green Pass, le regole valgono per entrambe le zone.