Roma, 2 dicembre 2021 - Si avvicina l'ora x per il cambio colore delle regioni in Italia. Domani la cabina di regia emetterà i suoi verdetti: l'Alto Adige è inesorabilmente proiettato verso la zona gialla, dove raggiungerà il Friuli-Venezia e Giulia. Altri cambi, salvo improbabili colpi di scena, non ci saranno. Ma aumentano le regioni a rischio che potrebbero abbandonare la zona bianca nelle prossime settimane. La situazione Covid è in costante e graduale peggioramento, con la minaccia della variante Omicron ormai diventata realtà. I dati della Fondazione Gimbe certificano un incremento settimanale dei contagi pari al 25,1% con media mobile. Le terapie intensive salgono del 22%, i ricoveri del 13,7% e i decessi del 14%. Numeri eloquenti sulla tendenza in essere. Il Super Green pass renderà gli inevitabili passaggi di fascia meno traumatici, con le restrizioni aggiuntive che coinvolgeranno quasi esclusivamente le persone non vaccinate. 

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I parametri

Breve ripasso: per passare dalla zona bianca a quella gialla bisogna superare le soglie in tre parametri. Nel dettaglio, l'incidenza deve essere superiore ai 50 casi per 100mila abitanti (al momento solo Puglia e Basilicata sono sotto), i ricoveri in area medica oltre il 15% e le terapie intensive sopra il 10%. Quando tutte e tre le soglie vengono superate, la regione finisce in zona gialla. Per restare in zona gialla serve che, superati i 150 casi di incidenza, le terapie intensive restino o pari o sotto il 20% o i ricoveri non superino il 30%. Se saltano tutte e tre le soglie, si va in zona arancione. Le regioni possono variare la loro capacità nei reparti (anche nelle rianimazioni) per restare entro i limiti, a patto che i posti letto aggiuntivi “non incidano con quelli già esistenti e destinati ad altra attività".  Finisce in zona rossa chi sfora i 150 casi su 100mila abitanti e supera sia la soglia del 40% di posti occupati in area medica, sia il 30% in terapia intensiva. 

Le regioni a rischio

L'Alto Adige è ormai sicuro di finire in zona gialla. Gli ultimi dati (aggiornati a ieri sera) vedono le terapie intensive piene al 12% e l'area medica al 20%, a fronte di un'incidenza di 615 casi per 100mila abitanti. La Provincia autonoma di Bolzano ha già anticipato le misure da un paio di settimane, il passaggio sarà poco più di una formalità. Sarà questo l'unico plausibile cambio di colore che arriverà domani, mentre la situazione potrebbe cambiare nelle prossime settimane. Difficilmente prima del 13 dicembre, sostiene il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, mentre dal 20 "potrebbe esserci qualche regione in giallo". 

Vista la tendenza, è la Calabria a rischiare maggiormente il passaggio in zona gialla: i posti letto nei reparti ordinari sono pieni al 13%, le rianimazioni al 9%. Situazione delicata anche in Lazio, dove le terapie intensive sono sulla soglia (10%) e i ricoveri si attestano all'11%. 

Si sta pericolosamente avvicinando alle soglie il Veneto che è sul limite per quanto riguarda le rianimazioni (10%), mentre regge nei ricoveri (9%). Stessi numeri che si registrano in Liguria. Il problema per la regione amministrata da Luca Zaia è che viaggia a oltre 2.500 casi al giorno (oggi 2.873) con le ospedalizzazioni che crescono in maniera costante. Oltre la soglia nelle terapie intensive le Marche (11%), dove l'area medica resta però al 9%.  Discorso a parte per la Valle d'Aosta, dove le rianimazioni sono piene 'solo'  al 3%, mentre a destare preoccupazione sono i ricoveri che hanno toccato quota 29%. 

Infine, il Friuli-Venezia Giulia, passato in zona gialla la scorsa settimana. Le terapie intensive sono al 14%, i ricoveri al 23%. Le soglie della zona arancione, pur avvicinandosi, sembrano ancora lontane.