Roma, 13 novembre 2021 - Un'altra settimana con l'Italia fuori dalla zona gialla. Pericolo scampato, l'ultimo monitoraggio Iss sul Covid certifica quello che, nei numeri, pareva già chiaro: tutte le regioni restano bianche, nessun cambio di colore da lunedì. I parametri rimangono entro i limiti: l'incidenza ha ormai sfondato quota 50 in 17 regioni/ province autonome su 21, ma terapie intensive e ricoveri in area medica sono sotto controllo. Il dato incontrovertibile è che, grazie all'effetto dei vaccini, la risalita significativa dei contagi (qui il bollettino del 16 novembre) non è accompagnata da un proporzionale aumento della pressione ospedaliera. La correlazione ovviamente c'è, ma è meno 'verticale' rispetto a quanto accadeva nell'era pre-immunizzazioni. In diverse zone, tuttavia, la soglia critica si avvicina pericolosamente con un trend in crescita, seppure lenta. "Se si dovesse alzare l'incidenza, alcune regioni bianche potrebbero diventare gialle, ma è impossibile adesso dire quando ci sarà il picco dei casi", ha detto ieri pomeriggio  il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza durante la conferenza stampa per illustrare il monitoraggio settimanale della Cabina di regia. La curva dei contagi, secondo gli esperti, è quindi destinata a salire ancora. 

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Sommario

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Il punto

La preoccupazione c'è e non viene nascosta. Ma l'Italia è al momento in una situazione più tranquilla rispetto ad altri Stati europei. Basti pensare alla Germania, dove ieri il ministro della Salute Jens Spahn ha paventato un "dicembre amaro" se non verrà intrapresa "un'azione più severa". Parole dure che vanno tradotte come restrizioni 'selettive' e mirate alla persone non ancora vaccinate. Un po' sulla falsariga di quanto avviene in Austria, dove in alcuni territori, probabilmente già dalla settimana prossima, sarà varato un "lockdown duro" per i non vaccinati. Che potranno uscire di casa solo per andare al lavoro, procurarsi beni di prima necessità e "fare due passi". Una decisione drastica, quella operata da Vienna, che secondo l'Unione europea spetta "agli Stati membri". In Italia al momento questo scenario non viene preso in considerazione, mentre pare rinviata la stretta al Green pass. Il governo è intenzionato ad aspettare dicembre e, soprattutto, spera di non arrivare alla soglia di 20mila contagi al giorno che imporrebbe probabilmente un giro di vite mirato soprattutto ai non vaccinati. L'opzione che l'esecutivo incentiva è quella di istituire, da parte delle Regioni, "micro zone rosse" per arginare i focolai. 

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Parametri zona gialla

L'effetto combinato vaccini/Green pass ha per il momento frenato la quarta (o quinta?) ondata Covid nel nostro Paese. E se nuove restrizioni non sembrano all'orizzonte, resta attivo l'impianto dei colori come clausola di salvaguardia da innescare in caso la situazione diventi fuori controllo. Fortunatamente, i criteri per l'ingresso in zona gialla sono dipendenti solo in parte dall'impennata dei contagi. Si abbandona la fascia bianca solo quando l'incidenza è sopra i 50 casi per 100mila abitanti e si verificano entrambe le seguenti condizioni: posti letto in terapia intensiva occupati oltre il 10% di capacità e quelli in area medica sopra la soglia del 15%. 

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Regioni a rischio

Il balletto dei numeri e delle tendenze riporta sempre agli stessi nomi. Indiziato numero uno per un possibile passaggio in zona gialla, non è escluso già dalla prossima settimana, è il Friuli -Venezia e Giulia: per il monitoraggio Iss è l'unica regione con una "alta probabilità di progressione verso un rischio alto", mentre tutte le altre sono catalogate a rischio moderato tranne la Calabria, a rischio basso. Il Friuli (dati Agenas del 12 novembre) è già oltre soglia per quanto riguarda le terapie intensive (11%), mentre resta nei limiti in area medica (10%). Una settimana fa eravamo rispettivamente al 9% e all'8%.

Osservata speciale anche la Provincia Autonoma di Bolzano, dove i ricoveri vedono avvicinarsi il punto critico (13%, in calo rispetto a 24 ore fa), mentre le terapie intensive restano al 6% (in crescita dell'1% secondo le rilevazioni del 12 novembre). Sette giorni fa i valori erano 12% e 3%. Da segnalare che da ieri due pazienti tedeschi sono ricoverati nei reparti di rianimazione Covid di Bolzano e Merano. E questo perché in Baviera gli ospedali con oltre 600 posti letti di terapia intensiva occupati sono ormai al limite. Le autorità bavaresi hanno così chiesto aiuto all'Alto Adige che non si è tirato indietro, ricambiando il favore fatto dalla Germania alla Provincia Autonoma nella primavera del 2020. Prima di un possibile passaggio in zona gialla, non è escluso che l'Alto Adige intraprenda strade simili a quelle imboccate da Austria e Germania, con restrizioni mirate per i non vaccinati. 

Nelle altre regioni italiane la situazione sembra al momento sotto controllo. Rientrato anche l'allarme nelle Marche dove entrambi i parametri sono al momento sotto i valori limite (9% le terapie intensive, 7% i ricoveri). 

Le terapie intensive in Italia (Dati Agenas)

Incidenza regione per regione

Questi i valori dell'incidenza nelle single Regioni e Province autonome rilevati dal monitoraggio (aggiornamento all'11/11/2021):

Abruzzo (74,8)
Basilicata (29,4)
Calabria (64,8)
Campania (86,8)
Emilia Romagna (87,7)
Friuli Venezia Giulia (233,0)
Lazio (89,7)
Liguria (78,8)
Lombardia (56,8)
Marche (88,1)
Molise (29,7)
PA Bolzano (316,3)
PA Trento (76,0)
Piemonte (58,9)
Puglia (40,8)
Sardegna (32,3)
Sicilia (66,6)
Toscana (71,9)
Umbria (67,1)
Valle d'Aosta (58,9)
Veneto (115,3)
Italia (78)