di Veronica Passeri Erano pronti ad aprire oggi, domenica. Cogliendo al volo, in tempi di crisi totale del settore, l’occasione offerta a tutti – dopo tante settimane di chiusura o, nel migliore dei casi, di cibi da asporto – di pranzare al ristorante o di consumare una colazione al bar. Invece no, la zona gialla nelle regioni che cambiano colore scatta non da oggi – al contrario di quanto accaduto nelle ultime due settimane quando le nuove fasce erano sempre entrate in vigore da metà week-end – ma da domani, lunedì primo febbraio. Per ristoratori, gestori di bar e pub e commercianti, che speravano nell’effetto giorno festivo per riaprire e recuperare qualcosa del lavoro perso...

di Veronica Passeri

Erano pronti ad aprire oggi, domenica. Cogliendo al volo, in tempi di crisi totale del settore, l’occasione offerta a tutti – dopo tante settimane di chiusura o, nel migliore dei casi, di cibi da asporto – di pranzare al ristorante o di consumare una colazione al bar. Invece no, la zona gialla nelle regioni che cambiano colore scatta non da oggi – al contrario di quanto accaduto nelle ultime due settimane quando le nuove fasce erano sempre entrate in vigore da metà week-end – ma da domani, lunedì primo febbraio.

Per ristoratori, gestori di bar e pub e commercianti, che speravano nell’effetto giorno festivo per riaprire e recuperare qualcosa del lavoro perso a causa della pandemia, una beffa.

A cominciare dalla tempistica. Come spiega il Comitato tutela ristoranti di Bologna – 90 locali attivi in città e provincia – la ’confusione’ nasce anche dal ritardo delle comunicazioni ufficiali. Il danno per i ristoranti si stima anche nel fatto che "in larga parte da venerdì 29 avevano già effettuato tutti gli acquisti, dato corso alle preparazioni e alle operazioni di pulizia e sanificazione degli ambienti". L’accusa al governo è di produrre "incomprensibili contrordini" e di non conoscere nemmeno le minime regole di funzionamento di questo settore. Le proteste, quindi, non sono mancate a partire dalla Lombardia dove il governatore lombardo Attilio Fontana ha parlato di "decisione presa sopra la nostra testa e al di là delle nostre volontà" con la penalizzazione delle "tante attività già pronte a ripartire da domenica".

Non l’hanno presa bene neppure le regioni rimaste arancioni. Il governatore della Sardegna Christian Solinas ha annunciato un ricorso al Tar contro l’ordinanza del ministro Roberto Speranza. Insomma, attacca Solinas, citando il trend dell’Rt nell’isola, altri sette giorni in zona arancione è "un provvedimento immotivato, che danneggia gravemente il nostro tessuto economico e produttivo".

I numeri sono drammatici: è di 43 miliardi il calo di fatturato tra febbraio e gennaio degli oltre 300mila pubblici esercizi presenti in Italia, tanti lavorano soprattutto di sera – 25mila bar compresi – e quindi sono stati particolarmente danneggiati dalle norme anti-Covid che prevedono la serrata alle 18 di tutte le attività. Non solo: il 70% del personale – l’intero settore occupa oltre un milione e duecento mila addetti – è in cassa integrazione o addirittura a casa e sono 60mila le imprese che rischiano la chiusura.

"Non riusciamo a capire perché facciano partire la zona gialla da lunedì. Così è un ulteriore danno – sottolinea Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, Monza e Brianza –. Noi auspicavamo tutti, nella dialettica delle comunicazioni di ieri sera, che si aprisse di domenica".

Da domani, dunque, secondo la nuova mappa messa a punto dalla cabina di regia del ministero della Salute, sono gialle tutte le regioni ad eccezione di Umbria, Sardegna, Puglia, Sicilia e della provincia autonoma di Bolzano che restano arancioni. Nelle regioni gialle ci si potrà spostare senza problemi fuori dal proprio comune ma per andare fuori regione bisognerà aspettare il 15 febbraio quando dovrebbe cessare il divieto ai viaggi non essenziali fuori dalla propria regione anche per le zone gialle. Resta in tutta Italia il coprifuoco dalle 22 alle 5 e il termine delle ore 18 per il servizio al tavolo in bar e ristoranti (consentita, invece, fino alle 22 la consegna a domicilio).