Alberto Zangrillo (Ansa)
Alberto Zangrillo (Ansa)

Roma, 10 settembre 2020 -  "La carica virale del tampone nasofaringeo di Berlusconi era talmente elevata che a marzo-aprile non avrebbe avuto l'esito che fortunatamente ha ora. L'avrebbe ucciso? Assolutamente si'. Molto probabilmente si' e lui lo sa". Così Alberto Zangrillo, responsabile dell'unità operativa di terapia intensiva generale e cardiovascolare dell'Irccs Ospedale San Raffaele, intervistato a Piazzapulita, su La7. Berlusconi e Flavio Briatore "sono in condizioni più che soddisfacenti - specifica Zangrillo -, per loro l'epilogo di questa malattia è vicino". Per la sorte di Silvio Berlusconi "è stato decisivo il ricovero al San Raffaele - continua Zangrillo -, fatto nel momento in cui è stato necessario e non rinviabile, dieci ore dopo poteva essere troppo tardi perchè, si sa bene, lui è un paziente a rischio".

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"Se nell'interazione tra virus e paziente succede qualcosa di diverso, non significa che il virus non ci sia più. Significa che si manifesta in una forma differente: non lo dico io, lo dicono tanti medici", prosegue Zangrillo. "Il virus non è mutato, ma probabilmente si sta adattando all'ospite in maniera differente. Io continuerò a dire che è fondamentale l'osservazione e la tempestività", dice ancora. "Dal 31 maggio sono passati tanti mesi, non rinnego assolutamente il contenuto della frase, che magari rimodulerei in modo diverso. Poi ci sono coloro che tentano di arruolarmi in una categoria", quella dei negazionisti, "a cui non appartengo".