"Forse è meglio se non andiamo a Castiglione della Pescaia e dormiamo un’altra notte qui in albergo, vicino all’ospedale". "Se c’è una possibilità di cura, l’intervento va fatto". "Si tratta solo di vedere cosa accadrà adesso, bisogna aspettare, non si può fare altro". Sono brandelli di frasi pronunciate da Daniela Manni, la moglie di Alex Zanardi, lady coraggio che vive in un tempo sospeso. Fuori dal vetro del reparto di Terapia Intensiva, al secondo piano sotterraneo del primo lotto del Policlinico Le Scotte a Siena. Da tre giorni è lì, da venerdì notte dopo le 22, dopo che era terminato l’intervento per ricostruire la testa e la faccia di Alex...

"Forse è meglio se non andiamo a Castiglione della Pescaia e dormiamo un’altra notte qui in albergo, vicino all’ospedale". "Se c’è una possibilità di cura, l’intervento va fatto". "Si tratta solo di vedere cosa accadrà adesso, bisogna aspettare, non si può fare altro". Sono brandelli di frasi pronunciate da Daniela Manni, la moglie di Alex Zanardi, lady coraggio che vive in un tempo sospeso. Fuori dal vetro del reparto di Terapia Intensiva, al secondo piano sotterraneo del primo lotto del Policlinico Le Scotte a Siena. Da tre giorni è lì, da venerdì notte dopo le 22, dopo che era terminato l’intervento per ricostruire la testa e la faccia di Alex Zanardi. "Fracassata" dopo l’urto contro quel camion, in quella curva sulla strada di Pienza.

L’orologio biologico di Daniela Manni Zanardi, come quello di suo figlio Niccolò e della signora Anna, la madre di Alex, batte i secondi al ritmo dei macchinari che tengono in coma farmacologico il campione. Era già successo 19 anni fa, in Germania, dopo l’incidente sul circuito di Lausitzring che costò tutte le due gambe a Zanardi. In quel settembre grigio in una clinica tedesca, Daniela rimase muta con il suo dolore e la sua speranza. Parlò solo dopo che Alex le disse che avevano dovuto amputargli le gambe. "Adesso dovrò amarti il doppio" furono le sue parole al marito. Il figlio Niccolò era troppo piccolo, allora. Oggi però, a 22 anni, vive il dramma dell’attesa impotente, del tempo sospeso e legato ai bip elettronici, delle parole dette a forza, delle frasi di cortesia pronunciate ai rari visitatori ammessi in quel recinto del Policlinico.

"Si pongono domande sulle scelte future da fare" sussurra il sindaco di Siena, Luigi De Mossi pochi minuti dopo aver incontrato la moglie e il figlio di Alex Zanardi. "Toccherà a loro – dice il sindaco – decidere quando verrà il momento delle opzioni. Nessuno può permettersi di avanzare ipotesi o, peggio, dare suggerimenti. Alex Zanardi è un campione, ma lo è anche la sua famiglia al completo. Ammiro la moglie che dimostra una dignitosa lucidità e una consapevolezza del dolore e dei rischi da affrontare". La descrizione è calzante, Daniela Manni lo sta dimostrando in tutti gli istanti che trascorre in quella stanza del Policlinico. La prima notte è uscita tardi, dopo l’intervento, cercando di riposare in un albergo a due passi. Poi l’idea di tentare di dormire nell’appartamentino al mare, a Castiglione della Pescaia, dove Zanardi ha una quota di uno stabilimento balneare. Col direttore generale del Policlinico senese, Valter Giovannini, e coi professori che hanno operato e che curano Alex, ha instaurato un rapporto di sincerità e fiducia. Giovannini ha concordato con lei ogni parola del primo bollettino medico, compresa la frase "trauma cranico gravissimo e fracasso facciale". "Se il prof Oliveri intravede una possibilità e pensa che valga la pena operare, non bisogna negarla" sono state le parole del direttore.

È bastato per scacciare per un po’ gli spettri di un non risveglio, di un coma permanente, di conseguenze neurologiche più pesanti, della gamma di scenari impossibili da prevedere oggi. "Il viaggio continua per Alex" è il messaggio che Daniela ha inviato a Obiettivo 3, onlus che ha organizzato la staffetta in bici. Come continua la speranza per Daniela.