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30 giu 2016

Yara, il giorno della verità. L'urlo di Bossetti: "Sono innocente"

Bergamo, oggi la sentenza. L'unico indiziato rischia l'ergastolo - di Gabriele Moroni

30 giu 2016
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FOTO DI REPERTORIO Foto LaPresse cronaca 28-05-2011 Brembate di sopra - Bergamo - Italia Funerale di Yara Gambirasio Nella Foto immagine fotografica di Yara
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FOTO DI REPERTORIO Foto LaPresse cronaca 28-05-2011 Brembate di sopra - Bergamo - Italia Funerale di Yara Gambirasio Nella Foto immagine fotografica di Yara

Bergamo, 1 luglio 2016 - NELLA SUA CELLA nel carcere di Bergamo, ha scritto, letto, riletto, limato le parole che leggerà questa mattina. Sarà il suo ultimo messaggio prima che i giudici della Corte d’Assise si ritirino in camera di consiglio. Massimo Giuseppe Bossetti proclamerà ancora una volta la sua innocenza, la sua estraneità all’omicidio di Yara Gambirasio. Dirà anche che sta già scontando una condanna perpetua: anche se dovesse essere dichiarato innocente, rimarrebbe il muratore di Mapello, l’uomo marchiato con un’accusa infamante. Il pubblico ministero Letizia Ruggeri ha chiesto il carcere a vita: omicidio volontario, aggravato da crudeltà e sevizie e dalla circostanza di avere agito su una ragazzina, lui adulto, in un luogo isolato, in ore notturne. Bossetti si mostra fiducioso: «Parlerò col cuore. Spero che esce la verità, che esca già da adesso». I difensori Claudio Salvagni e Paolo Camporini giocheranno ancora una carta: una relazione per analizzare il Dna rimasto su Yara. 
 
LA RAGAZZINA esce dall’abitazione a Brembate di Sopra attorno alle 17.30 del 26 novembre 2010. Deve consegnare uno stereo al centro sportivo. Ha tredici anni, frequenta la terza media, è una piccola promessa della ginnastica ritmica. Il suo cellulare rimane muto dalle 18.55. Sono mesi di imponenti e inutili ricerche. Un giovane piastrellista marocchino, Mohamme Fikri, viene arrestato per una errata traduzione di una sua telefonata intercettata e rilasciato dopo qualche giorno. Il corpo di Yara viene ritrovato casualmente, a 92 giorni dalla sparizione, il 26 febbraio, in un campo incolto a Chignolo d’Isola. Sul corpo nove ferite da arma da taglio, nessuna letale. 


Yara, accerta l’autopsia eseguita dall’antropologa forense Cristina Cattaneo, è morta dopo un’agonia durata almeno cinque ore, per un insieme di concause: ferite, ipotermia, sete, stenti. Quel corpo inizia a ‘parlare’. Sul retro dello slip, tagliato, gli esperti del Ris di Parma rilevano tre minuscole macchioline. È una traccia ‘mista’: il sangue della vittima e il contributo (forse ancora sangue) di uno sconosciuto. È ‘Ignoto 1’. Si segue la pista del Dna. Vengono raccolti 20mila campioni salivari. Accanto al campo di Chignolo c’è una discoteca, si chiama ‘Sabbie mobili’, ha 33mila soci. Uno di loro ha un profilo genetico simile a quello di Yara. Si chiama Damiano Guerinoni, abita a Brembate con la madre. È del tutto estraneo: il giorno della sparizione di Yara si trovava in Perù. La polizia ricostruisce l’albero genealogico dei Guerinoni. Ci si concentra su uno zio del giovane, Giuseppe Benedetto Guerinoni, originario di Gorno, morto nel 1999. 
 
IL SUO PROFILO genetico, estratto dai francobolli di due cartoline e dalla marca della patente, è sovrapponibile con quello di ‘Ignoto 1’. È stato trovato il padre dell’aggressore di Yara. Guerinoni è scomparso da molti anni, i figli legittimi hanno alibi inattaccabili. Si cerca un figlio naturale. Si cerca la madre, la donna che ha avuto una relazione con l’autista. C’è una donna, si chiama Ester Arzuffi, vive a Terno d’Isola. Ha rilasciato il campione di saliva in questura a Bergamo. Il suo nome figura in un elenco di 532 persone che negli anni hanno lasciato la Val Seriana per trasferirsi nell’lsola bergamasca. È il professor Carlo Previderè, dell’Università di Pavia, ad accorgersi di un errore che per 1800 giorni ha fatto segnare il passo alle indagini: il Dna mitocondriale (che individua la linea materna) dei 532 individui è stato confrontato per errore con il mitocondriale della vittima e non con quello di ‘Ignoto 1’. Le analisi vengono ripetute con il Dna nucleare: Ester Arzuffi è la madre di ‘Ignoto 1’. Ester è sposata con Giovani Bossetti, ha tre figli. Massimo Giuseppe è venuto al mondo con la gemella Laura Letizia nel 1970. Vive a Mapello con la moglie e i tre figli. Lavora come muratore. Il 15 giugno 2014, con il pretesto di un alcoltest, viene raccolto un suo campione salivare. Nella notte Previderè trova il match. Fra il campione biologico sul boccaglio e ‘Ignoto 1’ esiste una «piena compatibilità per 21 marcatori autosomici». Il pomeriggio del 16 Bossetti viene fermato in cantiere. Il 3 luglio 2015 inizia il processo.

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