di Cesare De Carlo Dunque, ricapitolando: presidente della Repubblica popolare cinese, presidente della Commissione militare centrale, primo segretario del Partito comunista, primo costituente perché per lui, tre anni fa, fu emendata la Costituzione. Basta così? No. Da ieri, dalla conclusione del Comitato centrale, Xi Jinping, 68 anni, è anche il filosofo supremo, il codificatore nella parola e nello scritto del neomarxismo destinato a diffondere il "sogno cinese". Nemmeno Mao Tsetung aveva tanta...

di Cesare De Carlo

Dunque, ricapitolando: presidente della Repubblica popolare cinese, presidente della Commissione militare centrale, primo segretario del Partito comunista, primo costituente perché per lui, tre anni fa, fu emendata la Costituzione. Basta così? No. Da ieri, dalla conclusione del Comitato centrale, Xi Jinping, 68 anni, è anche il filosofo supremo, il codificatore nella parola e nello scritto del neomarxismo destinato a diffondere il "sogno cinese". Nemmeno Mao Tsetung aveva tanta ambizione ideologica. E tanto meno Deng Xiaoping, creatore del paradosso di un’economia di mercato calata nella camicia di forza di un sistema monolitico.

Anzi, fu proprio Deng, pensionandosi dopo due mandati, a mettere in guardia contro il culto della personalità. Invece Xi diventerà un altro Mao. Ma il "grande timoniere" ora annegherebbe nel disappunto alla vista della degenerazione ideologica del grande pensatore. Eppure, per Xi la dottrina è sempre la stessa. E non è vero che abbia rinnegato se stessa adattando il capitalismo per uscire dal sottosviluppo. Si trova in una seconda fase. "Nella prima – spiega – Mao ha fatto uscire il popolo cinese dalla lunga notte". Ora che ha raggiunto la luce "consoliderà e svilupperà il sistema socialista". Nessuna contraddizione.

Ai 300 membri del Comitato centrale, Xi ha ripetuto che il traguardo rimane lo stesso: l’egemonia ideologica, politica, economica sull’Occidente. La via per raggiungerla però ora è lo sfruttamento degli strumenti che la miopia del capitalismo occidentale hanno messo nelle sue mani. Prima e dopo il virus che, partito dalla Cina, ha distrutto la nostra way of life. Uno dei predecessori di Xi, l’ormai dimenticato Jiang Zemin, l’aveva battezzata economia socialista di mercato. Nulla a che fare con la formula tedesca dell’economia sociale di mercato. Questa si riferisce alla giustizia sociale. Quella alla pratica totalitaria. Sin da bambini i cinesi debbono apprendere ad "amare il partito, a seguire e coltivare il socialismo con i capisaldi morali, intellettuali, fisici, estetici" fissati in quella Costituzione emendata proprio a glorificazione di Xi. "Marx e Engels – sostiene – non sono affatto superati. E così le contraddizioni delle società capitalistiche. La linea d’azione rimarrà legata al materialismo storico, nella cui visione il socialismo è destinato a vincere e il capitalismo a morire". Il suo socialismo liberticida, basato sul capitalismo di Stato. E il nostro capitalismo, libero e, per questo, fragile.

(cesaredecarlo@cs.com)