LONDRA "Le grandi menti" del pianeta, nababbi dell’economia inclusi, dovrebbero concentrare i loro sforzi e le loro risorse sulla battaglia per "salvare la Terra" dalla minaccia dei cambiamenti climatici prima di dedicarsi alla corsa al "turismo spaziale". È la bacchettata rivolta dal principe William (nella foto con la moglie Kate Middleton), secondo in linea di successione alla corona britannica, ai vari Jeff Bezos, Elon Musk o Richard Branson: non citati di...

LONDRA

"Le grandi menti" del pianeta, nababbi dell’economia inclusi, dovrebbero concentrare i loro sforzi e le loro risorse sulla battaglia per "salvare la Terra" dalla minaccia dei cambiamenti climatici prima di dedicarsi alla corsa al "turismo spaziale". È la bacchettata rivolta dal principe

William (nella foto con la moglie Kate Middleton), secondo in linea di successione alla corona britannica, ai vari Jeff Bezos, Elon Musk o Richard Branson: non citati di persona, ma evidentemente tirati in ballo in un’intervista alla Bbc rilasciata in occasione dell’assegnazione dell’Eartshot prize, riservato ogni anno a cinque ideatori di soluzioni innovative in grado di aiutare l’ambiente. Nel corso del colloquio il duca di Cambridge ha mostrato di voler seguire le orme di suo padre Carlo, erede al trono della 95enne regina Elisabetta (ancora saldamente in sella) nei panni di paladino della battaglia ecologica.

E se Carlo – in vista della prossima conferenza internazionale sul clima CoP26 in programma a inizio novembre a Glasgow sotto presidenza britannica – non aveva esitato nei giorni scorsi ad ammonire i governi sulla necessità di far seguire i fatti alle parole, non senza aggiungere di comprendere appieno "la frustrazione" di giovani attivisti come la svedese Greta Thunberg, William non ha mancato di puntare il dito anche verso le responsabilità dei grandi businessmen.

Parlando delle nuove frontiere della corsa allo spazio, allargata ormai ad attori privati dalle tasche traboccanti di denaro, il duca non ha usato giri di parole: i grandi cervelli, ha detto, dovrebbero occuparsi oggigiorno e con urgenza di "cercare di riparare questo pianeta, non di trovare il prossimo posto dove andare a vivere". Come suo padre, ha poi aggiunto di condividere la sensazione di una crescita generalizzata delle "ansie" tra i giovani sulla questione climatica. La battaglia, ha ammesso William, non è facile, come dimostrano a suo dire gli ostacoli cui è andato incontro finora lo stesso principe Carlo nella propria campagna pionieristica – vecchia di anni – di allarme sul cambiamento climatico. Ma la generazione su cui pesa la responsabilità di imprimere una vera svolta è quella attuale, ha avvertito: perché "sarebbe un disastro assoluto se fra 30 anni mio figlio George", futuro re d’Inghilterra, "si ritrovasse ancora qui seduto a parlare" di come salvare il globo.