Padova, 21 agosto 2018 - Un anziano è morto oggi a Padova, vittima del virus West Nile. Si tratta di un pensionato di 91 anni, già sofferente per patologie croniche. In Veneto, regione tra le più coinvolte, i casi confermati di infezione nell’uomo dal virus West Nile, trasmesso dalla zanzara Culex Pipiens sono a oggi 105, dei quali 34 evoluti nella forma neurologica, con 5 esiti letali su una popolazione di cinque milioni di abitanti, cinque decessi riscontrati peraltro in persone con un calo di difese immunitarie.

"Siamo di fronte a una situazione impegnativa, con un centinaio di casi confermati – sottolinea l’assessore alla Sanità del Veneto, Luca Coletto - i medici assicurano che il fenomeno non deve allarmare, perché si tratta di un virus asintomatico nell’80% dei casi, e in meno dell’1% dei soggetti contagiati evolve nella forma neuroinvasiva. È in questo quadro che vanno collocati, con dolore, i decessi purtroppo avvenuti, in soggetti in condizioni cliniche compromesse". L'escalation dei contagi è però all'ordine del giorno, e il Comune di Padova, come altri enti nelle province più colpite del Nord-Est, hanno disposto interventi di disinfestazione straordinaria per contenere la diffusione del virus.

Febbre del Nilo, come prevenire il rischio contagio

L’Emilia Romagna è l’altra regione colpita pesantemente dall’epidemia. Un nuovo ricovero si è avuto oggi all’ospedale Sant’Anna di Cona, a Ferrara, per febbre da West Nile. Salgono così i casi di contagio da virus da febbre del Nilo che hanno richiesto un ricovero: all’elenco si aggiungono i tre decessi registrati nel Ferrarese da giugno a oggi. I ricoverati sono in condizioni gravi ma stabili. Nella Provincia di Ferrara, dopo la morte negli ultimi giorni di luglio di un paziente di 77 anni, che risiedeva a Cento, altri due decessi si sono avuti il 9 agosto scorso, dovuti a forme neurologiche invasive. A perdere la vita, due residenti a Ferrara, di 69 e 86 anni. L’Amministrazione comunale di Ferrara ha previsto interventi di disinfestazione nelle aree pubbliche ogni 15 giorni fino al prossimo 30 settembre.

In Italia sale a 35 il numero delle province, l’ultima è Varese, dove sono stati segnalati casi di virus West Nile sugli animali. Lo riporta l’ultimo bollettino del Centro nazionale sangue (Cns) che ha fatto scattare “misure di prevenzione per la raccolta delle donazioni a fini di trasfusione: screening con test Nat o sospensione temporanea per 28 giorni dei donatori di sangue e di emocomponenti che abbiano soggiornato anche solo per una notte nei luoghi indicati nella stagione estivo-autunnale 2018”.

Uccelli selvatici serbatoio del virus, zanzara vettore dell'infezione

La febbre del Nilo occidentale, conosciuta con la denominazione inglese di West Nile Virus, come si diceva è asintomatica in oltre l’80% dei contagi. Nel restante 20% dei casi i sintomi sono quelli di una sindrome pseudo-influenzale. L’infezione virale può provocare in casi rari un quadro neurologico infiammatorio tipo meningite o encefalite che può portare al coma e all’esito fatale. Le evidenze hanno dimostrato l’efficacia dei piani di disinfestazione. Le zanzare vettrici trasmettono l’infezione, ma è nel sangue di alcuni uccelli selvatici migratori il serbatoio che propaga il virus West Nile.

Cefalea, brividi e dolore muscolare, i sintomi della zanzara killer 

L’infestazione di zanzare in Emilia Romagna è dieci volte superiore rispetto all’anno scorso, ciò può essere dovuto all’alternanza di forti piogge e giornate molto calde, ma anche alla sostituzione dell’insetticida usato in passato (Diflubenzuron) con altri larvicidi meno efficaci. Negli ultimi anni si è posta particolare attenzione alla zanzara tigre, che attacca di giorno, ma la zanzara comune, oltre a risultare particolarmente fastidiosa, può essere portatrice di infezioni, come si vede proprio nel caso dal virus West Nile.