Harvey Weinstein (foto) è tornato a Los Angeles. Ma i fasti dell’epoca d’oro della sua carriera di produttore, quando a Hollywood faceva il bello e il cattivo tempo, sono lontanissimi. L’ex boss di Miramax, estradato in California dove lo aspetta un nuovo processo per stupri, ha passato la notte in prigione. Undici le...

Harvey Weinstein (foto) è tornato a Los Angeles. Ma i fasti dell’epoca d’oro della sua carriera di produttore, quando a Hollywood faceva il bello e il cattivo tempo, sono lontanissimi. L’ex boss di Miramax, estradato in California dove lo aspetta un nuovo processo per stupri, ha passato la notte in prigione.

Undici le imputazioni nei suoi confronti: quattro per stupro forzato, quattro per copulazione forzata orale, due per aggressione sessuale con l’uso della forza e uno per penetrazione sessuale violenta: le accuse si riferiscono a episodi che sarebbero avvenuti tra 2004 e 2013 e che Weinstein ha sempre negato: "Ogni incontro sessuale con le donne che lo accusano – ha dichiarato la sua portavoce Juda Engelmayer – è stato consensuale". L’ex produttore sta già scontando una condanna a 23 anni di reclusione a New York. 140 anni in una prigione statale della California è quanto lo aspetta in caso di condanna a Los Angeles. Il nuovo processo potrebbe tenersi da qui a quattro mesi, nel quarto anniversario di quando, nell’ottobre 2017, inchieste parallele del New York Times e del New Yorker portarono a galla accuse di decine di donne sulla base della quale dilagò in tutto il mondo il movimento #MeToo.

Da allora la consapevolezza di una cultura in cui le donne rischiano violenze e stupri da parte di potenti non solo nel mondo dell’entertainment è cresciuta, ma allo stesso tempo il movimento #MeToo scricchiola. L’ultimo schiaffo dal tribunale di Filadelfia che ha rimesso in libertà per vizio di forma il comico Bill Cosby mentre l’attore James Franco, accusato da due allieve della sua scuola di recitazione, ha finito per patteggiare per evitare il processo.