Una manifestazione a favore dell’approvazione del disegno di legge Zan, composto da 10 articoli
Una manifestazione a favore dell’approvazione del disegno di legge Zan, composto da 10 articoli
di Valentina Reggiani Già durante la pubertà si era resa conto che quel corpo, che quella identità femminile non le appartenevano. Ora la prima sezione civile del tribunale di Modena ha autorizzato la studentessa, 17 anni, alla correzione anagrafica e a diventare uomo. L’adolescente, infatti, come sottolineano i giudici nella sentenza "presenta a tutti gli effetti un aspetto completamente maschile e attribuzione sessuale e anagrafica femminile". I giudici hanno quindi attribuito alla minore il sesso maschile ordinando all’ufficiale di Stato civile di rettificare il sesso anagrafico da...

di Valentina Reggiani

Già durante la pubertà si era resa conto che quel corpo, che quella identità femminile non le appartenevano. Ora la prima sezione civile del tribunale di Modena ha autorizzato la studentessa, 17 anni, alla correzione anagrafica e a diventare uomo. L’adolescente, infatti, come sottolineano i giudici nella sentenza "presenta a tutti gli effetti un aspetto completamente maschile e attribuzione sessuale e anagrafica femminile". I giudici hanno quindi attribuito alla minore il sesso maschile ordinando all’ufficiale di Stato civile di rettificare il sesso anagrafico da femminile in maschile.

A rivolgersi al tribunale sono stati i genitori della studentessa modenese coi quali la minore si era confidata, chiedendo di essere chiamato con un nome maschile e non più quello che era stato scelto per lui alla nascita. I giudici spiegano come "il diritto all’identità sessuale inerisce al diritto alla salute di rango costituzionale e ne costituisce un’espressione in termine di benessere psicofisico e relazionale". Il tribunale sottolinea come nella relazione del centro per l’adolescenza di Modena – servizio di psicologia – relativo allo scorso anno siano emersi "disagi psicologici del ragazzo visto il rapporto problematico con la femminilità del proprio corpo sfociata di recente in una aperta richiesta che ci si rivolga a lei come a una persona di genere maschile". La prima sezione civile, nel confermare una "disforia di genere", sottolinea la sofferenza psichica della 17enne dal momento che la minore "vive stabilmente in un ruolo di genere maschile in tutti gli ambiti di vita". Da qui l’accoglimento della richiesta di rettifica anagrafica ritenendo che possa avere un impatto positivo sulla vita quotidiana della studentessa. La madre della ragazza, soddisfatta della sentenza, descrive la figlia come una persona coraggiosa, ammettendo le difficoltà vissute inizialmente.

"Sin dalla pubertà ha iniziato a questionare sulla identità di genere. Non è stato facile capire cosa agitasse mia figlia inizialmente – sottolinea la donna – poiché del disagio nel vivere la propria identità di genere ne ha avuto consapevolezza abbastanza tardi, non più di due anni e mezzo fa. A un certo punto mi ha chiesto di chiamarla con un nome al maschile e io subito non ho capito, anzi, ne ho sofferto. Poi – continua la madre – mi sono documentata e ho capito. Ho capito che certe mie idee erano frutto di proiezioni sbagliate mie o fortemente condizionate da stereotipi stigmatizzanti e ho capito che dovevo affrontare la cosa in modo diverso. Ci siamo messi di fronte, madre e figlio e gli ho chiesto io di aiutarmi a capire meglio e abbiamo rinnovato un patto di complicità rafforzando il nostro legame. Cosa mi preme sottolineare oggi? La disforia di genere è stata tolta dai disturbi psichiatrici: essere trans non è una patologia. Il coming out dei figli lo fa fare anche ai genitori: ti obbliga a metterti in discussione e ti offre l’opportunità di crescere insieme".