Giuseppe Conte, 56 anni, ex premier e leader del Movimento 5 Stelle
Giuseppe Conte, 56 anni, ex premier e leader del Movimento 5 Stelle
di Ettore Maria Colombo Per dire dello straniamento che vivono in questi giorni i 5 Stelle, basti riportare l’enfatica – e, forse, autoironica – dichiarazione dell’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede, padre di quella riforma della Giustizia che quella attuale, la riforma Cartabia, smantellerà pezzo per pezzo: "Con tutte le difficoltà che ciascuno di noi può vivere io dico a chi mi chiede cosa farò: io voterò la fiducia, darò il mio sì favorevole orgoglioso". Certo è che i malumori e i guai nei 5 Stelle abbondano. Ieri sera, per dire, Giuseppe Conte ha tenuto un’assemblea aperta con tutti i parlamentari M5s...

di Ettore Maria Colombo

Per dire dello straniamento che vivono in questi giorni i 5 Stelle, basti riportare l’enfatica – e, forse, autoironica – dichiarazione dell’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede, padre di quella riforma della Giustizia che quella attuale, la riforma Cartabia, smantellerà pezzo per pezzo: "Con tutte le difficoltà che ciascuno di noi può vivere io dico a chi mi chiede cosa farò: io voterò la fiducia, darò il mio sì favorevole orgoglioso". Certo è che i malumori e i guai nei 5 Stelle abbondano.

Ieri sera, per dire, Giuseppe Conte ha tenuto un’assemblea aperta con tutti i parlamentari M5s (deputati e senatori) via Zoom per chiedere loro "compattezza e serietà" nel votare la riforma. Il guaio, però, è che Conte ha dovuto riscontrare, con malcelato disappunto, problemi di forte tenuta del gruppo. Da un lato, nell’assemblea congiunta, sono stati almeno due gli interventi molto critici. Quello della deputata siciliana Antonella Papiro che ha spiegato le ragioni che la spingono a propendere per non votare la riforma Cartabia, mentre sarebbe in forte difficoltà anche una parlamentare calabrese, Maria Elisabetta Barbuto, che nel suo curriculum scolastico vanta studi di giurisprudenza.

L’altro guaio, che non è altrettanto, né poco né punto, piaciuto a Conte è stato il dover registrare, sempre ieri, l’assenza di 40 deputati del M5s dall’aula della Camera nel voto sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate dall’opposizione alla riforma Cartabia. Il neo leader ha sottolineato quanto sia importante che il gruppo partecipi alle votazioni e ai processi decisionali in maniera compatta. Un modo gentile per dire che "nessuna defezione sarà ammessa". Soprattutto sul voto di fiducia, che arriverà oggi mentre il provvedimento nel suo complesso, se tutto va bene, dovrebbe essere licenziato martedì.

Non mancano, ovviamente, i tentativi di ostruzionismo messi in atto dalle opposizioni (particolarmente agguerriti, insieme a Fd’I, gli ex grillini di L’Alternativa c’è), che tentano di rallentare l’iter del ddl in tutti i modi. Ma è proprio sulle pregiudiziali di costituzionalità che già un pentastellato viene meno: Alessandro Melicchio vota a favore, in dissenso con il suo gruppo. E lo stesso Conte lo rimprovera: "Ci hai mancato di rispetto", tuona l’ex premier mentre sono appunto ben 40 i deputati M5s che non hanno partecipato al voto di ieri.

Tra gli assenti c’è la relatrice Giulia Sarti e il capogruppo in Commissione Giustizia, Eugenio Saitta, l’ex sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi, il presidente della Commissione Affari Costituzionali, Giuseppe Brescia, l’ex ministro Riccardo Fraccaro, l’ex ministra Giulia Grillo. Assenze di peso che Conte non può avallare. L’avvocato ha cercato di trasmettere tutta la sua soddisfazione per il risultato: "Qualcuno dice che abbiamo accettato un compromesso al ribasso: questa è una rappresentazione assolutamente falsa", dice Conte, pur riconoscendo che quella sulla giustizia è stata una trattativa "durissima" che il M5s ha portato fino alla fine del confronto. Anche perché, ammette Conte, una via di uscita "non si vedeva".

"