Marcella Cocchi Dove sono oggi i 16enni? A casa da scuola in Dad se va bene, ultimi nella lista delle vaccinazioni, sospesi dalla vita che a quell’età dovrebbe essere un cantiere di slanci, cadute e rilanci. Enrico Letta, uno che di sconfitta e riscatto ne sa qualcosa e si rimette in gioco con il...

Marcella

Cocchi

Dove sono oggi i 16enni? A casa da scuola in Dad se va bene, ultimi nella lista delle vaccinazioni, sospesi dalla vita che a quell’età dovrebbe essere un cantiere di slanci, cadute e rilanci. Enrico Letta, uno che di sconfitta e riscatto ne sa qualcosa e si rimette in gioco con il messaggio "non resterò indifferente", ha detto che agli studenti deve tutto quello che è diventato. Lui, che da giovane politico era quasi deriso per saggezza e preparazione già degne dei vecchi leoni Dc, è sembrato più che mai sincero nell’intento di svecchiare il Pd. Qualcosa di profondamente diverso dalla rottamazione renziana.

Per questo, la sua proposta del voto ai 16enni non suona come l’ennesimo slogan destinato a finire nel dimenticatoio delle leggi fallite. E con buona pace dei puristi della Costituzione e della necessaria maturità dell’elettorato attivo, ha ragione Letta quando dice che bisogna allargare la fascia di peso dei giovani nella società. Perché siamo il secondo paese più anziano del mondo. Perché siamo ultimi in Europa per studenti che non concludono l’università e tra i primi per l’espatrio di chi vale. Perché la pandemia ha picchiato duro sul lavoro dei giovani e acuito le disuguaglianze. Il tema ’voto’ ora forse non sarà la priorità dell’Italia, ma si tratta di un bel progetto, assieme all’idea di Draghi – vediamo se realizzata – di frenare la politica di corto respiro, delle mance, del debito cattivo: "Ogni spreco è un torto che facciamo alle prossime generazioni". Oggi i 16enni lo sanno più che mai.