di Giampaolo Pioli L’annuncio di Joe Biden questa volta è di un piano di evacuazione aerea eccezionale, un ponte ad alta quota che si basa sulla Civil reserv air fleet (Craft) varata nel 1952 per far fronte alle grandi crisi di emergenza nazionale. Kabul è diventata una di queste fin dalle prime ore del ritiro e il presidente e i suoi collaboratori dovevano accorgersene prima, anche se la scelta della velocità ha un suo senso e una logica per nulla banali nel rispetto temerario degli accordi con i talebani che hanno trattato a Doha e che sono scattati da maggio. Travolto dalle critiche e prima ancora della ricerca dei capri espiatori e delle teste da far cadere per...

di Giampaolo Pioli

L’annuncio di Joe Biden questa volta è di un piano di evacuazione aerea eccezionale, un ponte ad alta quota che si basa sulla Civil reserv air fleet (Craft) varata nel 1952 per far fronte alle grandi crisi di emergenza nazionale. Kabul è diventata una di queste fin dalle prime ore del ritiro e il presidente e i suoi collaboratori dovevano accorgersene prima, anche se la scelta della velocità ha un suo senso e una logica per nulla banali nel rispetto temerario degli accordi con i talebani che hanno trattato a Doha e che sono scattati da maggio.

Travolto dalle critiche e prima ancora della ricerca dei capri espiatori e delle teste da far cadere per l’umiliazione profonda dell’America davanti al mondo, il presidente Usa torna in tv per la terza volta in una settimana. "Da venerdì abbiamo evacuato 11mila persone con voli militari e civili, è un’operazione incredibile e dolorosa", rimarca i progressi della missione di salvataggio e ringrazia i militari a stelle strisce sul campo. "Ogni americano, che vorrà rientrare negli Usa, tornerà a casa", è la promessa fatta davanti alle telecamere prima di parlare della sua sofferenza nel vedere le immagini strazianti, che si rincorrono in queste ore, sugli afghani ammassati all’aeroporto di Kabul. Il capo della Casa Bianca precisa che i voli civili impiegati non atterreranno direttamente a Kabul. Sarà attivato un ponte aereo militare fra Kabul e le basi Usa nei Paesi vicini alleati di Washington. Da qui decolleranno i voli civili verso gli Usa. Sottolinea i contatti in corso con Italia, Germania e Spagna per portare avanti le operazioni. E il rischio attentati dell’Isis durante l’evacuazione? "I terroristi possono approfittare della situazione, lo sappiamo", taglia corto il presidente Usa che ai talebani, invece, riconosce di "aver collaborato all’estensione del perimetro dell’aeroporto di Kabul", unica via di fuga per migliaia di disperati. Incalzato dai cronisti sulla scelta della ritirata affrettata non fa marcia indietro. "Non potevamo stare più a lungo, non era nell’interesse nazionale restare in Afghanistan, questa era la decisione logica e razionale da prendere".

Biden ordina così a sei compagnie aeree americane di affiancare con almeno 1820 aerei commercial i voli militari che quotidianamente estraggono da Kabul sotto assedio sia gli americani intrappolati che i cittadini afghani che hanno lavorato per gli Usa. Il ritmo è di quasi 5mila persone ogni 24 ore, ma il numero dovrebbe raddoppiare. Il presidente scommette sulla Craft, nata per far fronte alla Guerra fredda dopo il ponte aereo di Berlino del 1948, quello organizzato dalle potenze occidentali per aiutare i cittadini di Berlino Ovest rimasti isolati col blocco delle vie di comunicazione messo in atto dall’Urss. Solo due volte si è ricorsi a una decisione così estrema come quella presa da Biden: in occasione della prima guerra del Golfo nel 1991 e della guerra in Iraq nel 2002. Tuttavia potrebbe non bastare. Il disagio ai cancelli delle piste d’atterraggio cresce.

L’errore di pianificazione di un esodo di queste proporzioni, massiccio ma prevedibile, assumerà una portata catastrofica se non si risolverà in 2 settimane. Circa 12mila funzionari americani in Afghanistan e almeno 68mila collaboratori afghani già muniti di lasciapassare non riescono a raggiungere l’aeroporto di Kabul considerato l’unico porto franco dagli accordi coi talebani.