Paolo Vaj
Paolo Vaj

Vittorio Veneto (Treviso), 20 luglio 2019 - Colpito a bastonate e poi soffocato con un cuscino al culmine di una lite violenta. Forse per questione di soldi, forse per ragioni sentimentali. È morto così Paolo Vaj, 57 anni, nella notte tra giovedi e venerdì in una casa di Serravalle, alla periferia di Vittorio Veneto, in provincia di Treviso. A ucciderlo, in un’abitazione di via Cal de Romani, due donne: Patrizia Armellin (foto sotto), la sua compagna di 51 anni, e un’amica di lei, Angelica Cormaci, 24enne. Per entrambe il pm ha disposto la custodia cautelare in carcere con l’accusa di omicidio volontario in concorso. "Lo abbiamo fatto per difenderci", hanno raccontato le due complici agli inquirenti, che da subito hanno ammesso di aver assassinato l’uomo. Il movente: di natura economica. Ma è una versione che non ha convinto del tutto gli inquirenti. Così il pubblico ministero Davide Romanelli, dopo un lungo interrogatorio, ha disposto l’arresto delle due donne per omicidio volontario in concorso.

Formalmente non residente a Vittorio Veneto, Vaj era convivente di una delle due donne residenti nell’appartamento: Patrizia Armellin, con cui aveva una relazione sentimentale.

Patrizia Armellin

I carabinieri stanno quindi indagando per fare luce sull’esatta dinamica di quanto accaduto. Vaj, disoccupato, non aveva precedenti penali rilevanti, ma nei suoi confronti risultano denunce relative a violenze fisiche. La lite con la compagna e l’amica, con cui l’uomo sembra non avesse rapporti, è scoppiata nella notte tra giovedì e venerdi. Armellin e Cormaci hanno subito ammesso di aver causato la morte dell’uomo, sostenendo tuttavia di averlo fatto per difendersi dalle aggressioni e dalle percosse da parte di Vaj nei loro confronti. Al culmine della lite fra i tre, sulla scena sarebbe comparso quindi un bastone, con cui il 57enne sarebbe stato ripetutamente colpito. Dopo averlo tramortito, le due donne avrebbero completato l’opera soffocandolo con un cuscino, sempre e solo per difendersi dall’aggressione nei propri confronti. Il pm trevigiano ha ascoltato per molte ore le due indagate, prima di prendere il provvedimento restrittivo. I militari le avevano tra l’altro accompagnate all’ospedale, dove sono state visitate e medicate per alcune lievi escoriazioni. Sarebbe stato proprio Vaj a procurare quelle ferite.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbero state sempre le due donne a chiamare il 118 dopo la lite, ma quando i soccorritori sono intervenuti l’uomo era già morto. Da lì le indagini, il racconto dell’omicidio, la confessione di un movente che sarebbe da ricercare, appunto, nei soldi. Sono però diversi i punti interrogativi che aspettano risposte. Il cerchio non è chiuso.

Resta infine il racconto dei vicini. In molti sostengono di non aver sentito nulla: "Intorno alle 3 ho visto auto dei carabinieri e ambulanze, ma non ho avvertito alcun rumore, alcuna baruffa provenire da quella casa. Ho sentito che i carabinieri bussavano e poi una delle due donne ha aperto la porta", spiegano. Paolo Vaj conviveva in via Cal de Romani con la Armellin. Da qualche mese, con loro, c’era anche la 24enne. Paolo non lavorava. Con la sua famiglia la 51enne aveva troncato ogni legame. Conducevano una vita riservata. Lui era originario di Milano e i due si erano conosciuti su Facebook. Avevano iniziato a convivere a Milano, poi erano andati in Grecia, quindi erano arrivati a Vittorio Veneto dove avevano aperto un locale. Si erano lasciati e lei, nel 2014, si era sposata. Il matrimonio era però durato poco e i due, da qualche anno, si erano riavvicinati, tornando a convivere nell’abitazione di lei a Vittorio Veneto.