Nel discorso di fine anno, il presidente della Repubblica ha ricordato che il 2021 sarà l’anno di Dante, dei 160 anni dell’unità d’Italia, e l’anno del centenario della deposizione del Milite Ignoto al Vittoriano: "Tappe che rafforzano la memoria e la consapevolezza della nostra identità nazionale e ci aiutano per costruire il futuro". Eppure, oggi, il Vittoriano, sancta sanctorum della storia patria, è in una condizione difficile: all’interno, nelle auguste sale e negli alti corridoi, piove l’acqua dai soffitti scrostati e chiazzati dall’umido. Da mesi il personale deve salire a piedi ben otto piani perché l’ascensore è rotto. L’Istituto per il Risorgimento, che unisce Archivio storico e Museo è chiuso da un anno e mezzo, ben prima del Covid. Si è rinunciato così a...

Nel discorso di fine anno, il presidente della Repubblica ha ricordato che il 2021 sarà l’anno di Dante, dei 160 anni dell’unità d’Italia, e l’anno del centenario della deposizione del Milite Ignoto al Vittoriano: "Tappe che rafforzano la memoria e la consapevolezza della nostra identità nazionale e ci aiutano per costruire il futuro".
Eppure, oggi, il Vittoriano, sancta sanctorum della storia patria, è in una condizione difficile: all’interno, nelle auguste sale e negli alti corridoi, piove l’acqua dai soffitti scrostati e chiazzati dall’umido. Da mesi il personale deve salire a piedi ben otto piani perché l’ascensore è rotto.

L’Istituto per il Risorgimento, che unisce Archivio storico e Museo è chiuso da un anno e mezzo, ben prima del Covid. Si è rinunciato così a trecentomila euro di biglietti e ad altre centinaia di migliaia di euro per il mancato affitto dell’Ala Brasini a mostre prestigiose. Il direttore Marco Pizzo spiega che, da cinque mesi, nessuno del personale percepisce lo stipendio. Anzi, egli stesso ha dovuto pagare l’abbonamento alla Pec dell’Istituto, che altrimenti, scadendo, avrebbe cancellato tutta la posta certificata.

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Gravissima la situazione conservativa di un milione di delicati documenti cartacei: sui raccoglitori fioriscono funghi e muffe (velenosi) che intaccano i pamphlet, le lettere, i manifesti, i libri testimoni della nostra storia. Dovrebbero essere urgentemente messi in sicurezza e l’Associazione nazionale archivistica italiana ha scritto al ministro dei Beni culturali Franceschini lanciando l’allarme e affinché ponga rimedio "a questa incresciosa situazione, davvero lesiva per l’immagine di un Paese che sembra incapace di garantire la memoria dei suoi stessi elementi fondativi". Una petizione online sta raccogliendo migliaia di firme e il Comitato Roma 150 ha diffuso un comunicato in cui ventila come forse qualcuno vorrebbe "depotenziare i simboli dell’identità italiana, magari in favore di quella europea".

Tutto si deve al fatto che i vertici del Mibact avrebbero dovuto nominare già questa estate un nuovo presidente. Nonostante i ripetuti solleciti, anche dalla Direzione generale da cui dipende l’Istituto, nulla si è mosso e lo stallo amministrativo impedisce qualsiasi attività: non si può nemmeno spedire un libro perché non c’è un responsabile per autorizzare il pagamento. In compenso, i soldi non si possono nemmeno ricevere dall’Europa, come era già avvenuto per provvedere alla digitalizzazione di 250mila foto della Grande Guerra. Il blocco si deve anche al progetto del nuovo polo autonomo detto “Grande Vittoriano” diretto da Edith Gabrielli, con il quale l’Istituto del Risorgimento dovrebbe interfacciarsi.

Nel Museo sono custodite reliquie preziose della storia nazionale: la barella di Garibaldi; la maschera funeraria di Cavour; il calamaio con cui fu firmato l’armistizio della Vittoria del 1918; l’affusto del cannone che trasportò la salma del Milite Ignoto da Aquileia a Roma nel 1921 oltre a tutta la collezione fotografica di quella gigantesca manifestazione patriottica che coinvolse tutta l’Italia, ancora lacerata dal dolore per i suoi seicentomila caduti.

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Anche i discenden ti di alcuni protagonisti del Risorgimento si fanno sentire. Per il pronipote di Francesco Crispi, Guido Palamenghi Crispi: "È il segno di un Paese che sta dimenticando la sua memoria, distratto da altro". La discendente di Enrico Toti, il soprano Claudia Toti Lombardozzi, paventa "il rischio di una gravissima perdita storico-documentale, con un enorme danno culturale per la Storia d’Italia".
Per il colonnello Carlo Cadorna, discendente dei generali Raffaele, Luigi e Raffaele jr., "il Vittoriano ricorda gli immensi sacrifici che gli italiani hanno saputo sopportare per il compimento dell’unità nazionale. È quindi il simbolo dell’Italia migliore, quella che sente pienamente il diritto di vivere e di essere trattata con dignità".