Giorgio Caccamo Potremmo chiamarli i "furbetti del certificato". Sono quelli che anche in pieno Covid non hanno rinunciato a vecchie e poco sane abitudini, come di starsene a casa in malattia, pur non avendone diritto. Secondo un rapporto del Centro Studi Enti Sociali, nei primi mesi del 2021 l’Inps ha...

Giorgio

Caccamo

Potremmo chiamarli i "furbetti del certificato". Sono quelli che anche in pieno Covid non hanno rinunciato a vecchie e poco sane abitudini, come di starsene a casa in malattia, pur non avendone diritto. Secondo un rapporto del Centro Studi Enti Sociali, nei primi mesi del 2021 l’Inps ha effettuato quasi 460mila visite fiscali e in oltre 46mila casi, i lavoratori sono risultati "assenti non giustificati" o addirittura "sconosciuti". Dunque il 10% è stato colto in fallo.

La geografia delle visite fiscali racconta poi che nel mirino dei controllori sono finiti soprattutto i lavoratori del Sud (43%), poi quelli del Nord (37%) e del Centro (20%). E le donne, con il 59%, rappresentano la maggioranza dei lavoratori controllati. Nell’arco di un anno, dice sempre l’Inps, al Sud il numero dei certificati di malattia è esploso: +108,4%. L’occhio dell’Istituto di previdenza è stato particolarmente vigile sul settore pubblico, dove i controlli sono stati oltre il quadruplo di quelli del privato.

In questi due anni di pandemia, effettivamente la questione delle visite fiscali e dei certificati di malattia ha reso evidenti tutte le differenze tra pubblico e privato. Basta fare un passo indietro di alcuni mesi, quando in coincidenza con l’arrivo di nuove ondate Covid è aumentato il numero di certificati. Ma non in maniera uniforme: a fine 2020, per esempio, pochi dipendenti pubblici li avevano presentati. Perché? Erano quasi tutti in smart working. E ora che il rientro fisicamente in ufficio sta diventando la norma, ritornano anche i certificati...