di Nino Femiani In un workshop psicologico di tre anni fa a Roma – qualcuno lo definì "esperenziale" –, il burlesque veniva visto come "strumento per le donne per riappropriarsi della propria autentica femminilità". È probabile che in questo tempo, il burlesque – inteso come spettacolo comico con sfumature e intenti satirici e parodistici – abbia perso qualcosa della sua forza per migliorare l’autostima delle donne e si sia ridotto a grimaldello per mettere a segno abusi sessuali. O almeno è questa l’accusa mossa dai magistrati di Palermo al neuropsichiatra Marcello Grasso, 70 anni, fratello dell’ex...

di Nino Femiani

In un workshop psicologico di tre anni fa a Roma – qualcuno lo definì "esperenziale" –, il burlesque veniva visto come "strumento per le donne per riappropriarsi della propria autentica femminilità".

È probabile che in questo tempo, il burlesque – inteso come spettacolo comico con sfumature e intenti satirici e parodistici – abbia perso qualcosa della sua forza per migliorare l’autostima delle donne e si sia ridotto a grimaldello per mettere a segno abusi sessuali. O almeno è questa l’accusa mossa dai magistrati di Palermo al neuropsichiatra Marcello Grasso, 70 anni, fratello dell’ex presidente del Senato ed ex procuratore nazionale antimafia Pietro: arrestato il 30 marzo con l’accusa di violenza sessuale aggravata. A denunciarlo è una sua paziente di 28 anni che avrebbe interrotto lo scorso febbraio le sedute, descrivendo le attenzioni del professionista, camuffate da sedute di "psycoburlesque".

Un metodo – questo è il sospetto degli inquirenti – da anni utilizzato dal neuropsichiatra, ma stavolta messo in atto al solo scopo di profittare della fragilità della vittima. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è firmata dal gip Clelia Maltese che accoglie così la richiesta fatta dal pool antiviolenze della Procura di Palermo, coordinato dall’aggiunto Laura Vaccaro. L’inchiesta scatta dopo la denuncia e ruota attorno al metodo che utilizza, appunto, il teatro come terapia. In particolare la presunta vittima racconta agli investigatori di avere indossato un costume di burlesque nello studio del medico dove sarebbero poi avvenute le attenzioni sessuali.

Dopo l’esposto, gli agenti della Squadra mobile nascondono una telecamera nello studio di Grasso in via Calvi a Palermo per verificare eventuali altri episodi di violenza. Nelle carte che giustificano l’arresto si farebbe cenno a un incontro avvenuto con un’altra donna in una stanza attigua allo studio. La telecamera non l’ha ripreso, ma ci sarebbe un dialogo fra i due che viene ritenuto dai magistrati una prova della "condotta" abituale del professionista. Le forze dell’ordine sono impegnate ora ad ascoltare altre ex pazienti del medico per ricostruire nei dettagli la vicenda.

"Nessuno si è posto il dubbio che possa essere normale la presenza di un vestito da burlesque nello studio di uno psichiatra che usa il teatro come mezzo terapeutico – sottolinea il suo avvocato, Vincenzo Lo Re –. Il dottor Grasso ha lavorato per 40 anni in strutture pubbliche e poi privatamente e mai nessuna paziente ha denunciato comportamenti non consoni, nessuna si è mai lamentata". "Il mio assistito non si è trincerato dietro la facoltà di non rispondere, ma ha risposto a tutte le domande del gip. Ritengo la misura cautelare in carcere assolutamente sproporzionata. I domiciliari sarebbero stati più che sufficienti nei confronti di un uomo di 70 anni, noto professionista incensurato", aggiunge il legale.

Ma per la giovane donna che ha denunciato, il medico l’avrebbe spinta a indossare il vestito da burlesque, incitandola a pose molto seducenti e provocanti, prima di palpeggiarla.