Fashion Maraton, la prima corsa in velocita sui tacchi del Piemonte contro la violenza sule donne, in Piazza Vittorio Veneto (Luca Matarazzo, TORINO - 2013-09-29) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate
Fashion Maraton, la prima corsa in velocita sui tacchi del Piemonte contro la violenza sule donne, in Piazza Vittorio Veneto (Luca Matarazzo, TORINO - 2013-09-29) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

Roma, 17 novembre 2015 - Uno si immagina il marito-padrone d'altri tempi, quello che picchia la moglie perché 'lei tanto il motivo lo sa', quello che ama circondarsi di terrore, che usa la forza fisica per compensare un'inferiorità d'animo. Ecco, lui sì che può giustificare - proprio anche concettualmente - la violenza sulle donne. Ma i giovani d'oggi non sono così, verrebbe da pensare. Errore (e anche un po' orrore): sono proprio gli under 30 che si mostrano particolarmente indulgenti nei confronti della violenza contro le donne.

Uno su cinque non arriva magari a teorizzarla, ma fa spallucce: quel che accade in una coppia, dice, non deve interessare gli altri. E uno su quattro si spinge oltre, giustificando in qualche modo l'uomo che alza le mani, comprendendolo: "Si tratta di raptus momentanei, dovuti a troppo amore", è la spiegazione. E infine, per uno su tre, non è il caso che la vittima strepiti troppo e tantomeno denunci: in fondo questi episodi "vanno affrontati dentro le mura di casa". 

Poi hai voglia di parlare di femminicidio, di ripetere i tristi numeri della strage continua e silenziosa, di tentare di risvegliare l'opinione pubblica con flash-mob, piece teatrali come quelli di Serena Dandini, libri. Eccoli qui, nero su bianco, i dati del rapporto "Rosa Shocking 2. Violenza e stereotipi di genere: generazioni a confronto e prevenzione", presentato alla Biblioteca del Senato dall'associazione We World Onlus. Non si sa che ne pensano le giovani donne, forse troppo 'timide' nel far valere i propri diritti, che sembrano impegnate sul campo lavorativo a mostrarsi alla pari con i maschi, soprattutto  allergiche a quel termine, 'femminismo', che tanto aveva infiammato le loro mamme e ora sembra quasi una parolaccia. Ma basta sfogliare le cronache: solo ieri una 23enne è stata uccisa per 'gelosia' - un'esecuzione con un colpo alla tempia - dal compagno quasi coetaneo. Anche questo è un raptus dovuto a 'troppo amore'?

Lo studio, condotto insieme a Ipsos Italia, viene svolto un sondaggio per capire come i giovani tra i 18 e i 29 anni si posizionino su questi temi. Emergono così dati contrastanti: cresce l'attenzione sul tema, in particolare nelle regioni del Centronord ma, rispetto al 2013, calano da 16,1 a 14,4 milioni gli investimenti in prevenzione e contrasto alla violenza di genere. 
Dal sondaggio poi emerge una chiara frattura generazionale: i giovani tra i 18 e i 29 anni rispondono a tutte le domande con un atteggiamento sensibilmente più indulgente nei confronti della violenza di genere rispetto al resto del campione. 
Particolarmente allarmanti i risultati di due domande: per il 19% dei giovani, contro la media nazionale del 13%, è normale che un uomo tradito diventi violento. Di più: la violenza è dovuta "agli atteggiamenti esasperanti delle donne" per il 16% dei giovani contro la media dell'11%.
L'analisi Ipsos conclude suddividendo il campione in tre diverse classi: il 45% del campione rientra nella classe "dalla parte delle donne senza se e senza ma", il 35% preferisce relegare la violenza di genere a episodi domestici, il 20% individua nella donna le responsabilità delle violenze. "È importante non dimenticare le dimensioni della violenza sulle donne, i cui numeri continuano ad essere allarmanti", dichiara Marco Chiesara, presidente We World Onlus, che spiega: "Nel nostro paese sono quasi 7 milioni le donne che hanno subito violenza, ma di queste solo l'11,8% denuncia. Questo è un dato su cui ci dobbiamo confrontare".


La vicepresidente del Senato Valeria Fedeli dichiara: "Questo rapporto è un lavoro straordinariamente importante, un salto qualitativo fondamentale che sarà distribuito tra tutti i parlamentari. Ringrazio We World Onlus - prosegue - anche perché ha un Presidente uomo. In Italia questo è un problema perché la campagna internazionale 'He for She' per il coinvolgimento degli uomini nella lotta alle violenza di genere, stenta a partire". La vicepresidente del Senato, infine, fa un richiamo al linguaggio della politica, "che dovrebbe essere più responsabile: non si capisce perché quando parla Gasparri, anziché usare argomenti di merito deve offendere la donna, chiamandoci 'velone'. Anche quello linguistico è un aspetto del problema della violenza di genere".