Martino Scialpi
Martino Scialpi

Roma, 12 giugno 2019 - Festeggeranno gli eredi (forse). Perché, se c’è una giustizia, prima o poi dovrà trionfare. E Martino Scialpi, ambulante pugliese con il sogno della vincitache-ti-sistema, 67 anni volati via lo scorso 7 giugno senza la gioia di incassare il 13 al Totocalcio realizzato il 1° novembre 1981, un premio lo meriterebbe di sicuro. Se non altro per la costanza con cui, nei tribunali di mezza Italia, attaccando e difendendosi in oltre 50 procedimenti penali e civili, ha costretto Monopoli di Stato e Coni a una partita infinita: un pareggio, si potrebbe dire, se non fosse che le parti in lite sulla regolarità della schedina giocata il giorno di Ognissanti di 38 anni fa, hanno entrambe speso ben più della somma in palio: ora quel miliardo di lire dell’altro millennio – che oggi, rivalutato, equivarrebbe a 10 milioni di euro – potrebbe battere altri record di stagnazione giudiziaria oppure diventare oggetto di transazione.

Ecco, sarebbe il lieto fine di una storia infinita, dov’è difficile non simpatizzare col defunto, una volta stabilito che non ci fu alcuna truffa, ma un braccio di ferro ‘tecnico’: opposte ragioni nell’Italia dove il Totocalcio era – assieme al Lotto – l’unica scorciatoia per la ricchezza. O almeno l’occasione per sognarla. Semplicemente compilando una schedina. Da una parte l’autorità. Dall’altra il giocatore. Quella domenica 1° novembre 1981 il 13 pagò la bella somma di 1 miliardo 3 milioni e 51mila lire, perché in pochissimi azzeccarono l’1-X-2 dei desideri. Solo che tra le matrici vincenti nell’archivio corazzato del Totocalcio mancava quella giocata da Scialpi in una tabaccheria di Ginosa. Persa o rubata. Invalidando di fatto spoglio (la copia della ricevitoria) e figlia, ovvero la copia della schedina (numero 625SA77494) destinata al giocatore. E che schedina: AscoliComo X, Bologna-Cesena X, CatanzaroMilan 1 (...), Juventus-Roma 2, e così via fino a Palermo-Perugia 2 e GiulianovaReggina 1. In quella prima colonna vincente Scialpi azzeccò la vittoria del Catanzaro sul Milan (3-0, con Claudio Ranieri a far buona guardia in difesa e il trio Bivi-Borghi-Mauro implacabile in attacco) e soprattutto il clamoroso blitz della Roma a Torino con gol di Paulo Roberto Falcao, a 14 anni dall’ultimo successo giallorosso al Comunale e a pochi mesi dal golnon-gol di Turone che – ai tempi degli arbitri senza supporto tecnologico – aveva assegnato alla Juve il precedente scudetto con consueta scia di polemiche. In quella domenica di risultati folli, l’ambulante di Martina Franca, allora 30enne, pensò di aver svoltato. Non sapeva di essersi cacciato in un guaio colossale. Trentotto anni di confronto giudiziario con lo Stato biscazziere comprese accuse di truffa poi scemate in giudizio. Con tanto di perizie sulla veridicità della schedina.

Quasi impossibile non arrendersi. Ma Scialpi ha resistito. A costo di sacrifici, divorzio dalla moglie, aiuti degli amici (molto probabilmente fettine di bottino cedute in cambio di ossigeno), vittorie parziali, arrabbiature, debiti con gli avvocati. In casa, otto scansie pieni di faldoni e atti giudiziari. Eppure, davanti alle telecamere, sempre il sorriso. L’idea di spuntarla, un giorno, in nome della fortuna e della legge. Un infarto ha interrotto i supplementari dell’ambulante di Martina Franca. Capace di citare in giudizio ex ministri, ex presidenti del Coni, dirigenti dello Stato. Aveva scritto pure un libro per raccontare la sua odissea. Lo aveva intitolato Ho fatto 13. Il suo numero stregato