Maura Manca, 43 anni, presidente dell’Osservatorio nazionale adolescenza
Maura Manca, 43 anni, presidente dell’Osservatorio nazionale adolescenza
"Conosco adulti che senza lo smartphone in mano non scendono neppure a buttare la spazzatura. Conosco giovani che senza un’ultima occhiata ai social non provano neppure ad andare a letto. E se poi ci vanno, dormono male. Molto male". Per Maura Manca, psicologa e psicoterapeuta, "le nostre vite tecnomediate vanno riprogrammate e protette". Dal rischio di dipendenza? "Sì, e del tipo più insidioso: la dipendenza non percepita". Tecnologia e social media scavano nelle nostre esistenze e non ce ne rendiamo conto? "Ormai è un fenomeno intergenerazionale con picchi indiscutibili tra i millenial, ma con casistiche di rilievo persino tra...

"Conosco adulti che senza lo smartphone in mano non scendono neppure a buttare la spazzatura. Conosco giovani che senza un’ultima occhiata ai social non provano neppure ad andare a letto. E se poi ci vanno, dormono male. Molto male". Per Maura Manca, psicologa e psicoterapeuta, "le nostre vite tecnomediate vanno riprogrammate e protette".

Dal rischio di dipendenza?

"Sì, e del tipo più insidioso: la dipendenza non percepita".

Tecnologia e social media scavano nelle nostre esistenze e non ce ne rendiamo conto?

"Ormai è un fenomeno intergenerazionale con picchi indiscutibili tra i millenial, ma con casistiche di rilievo persino tra gli utenti ’silver’".

Anche le nonnine che tirano la sfoglia, una volta finite su TikTok, si sentono influencer ed esagerano?

"Un clic tira l’altro. Specie se figli e nipoti sono sempre con lo smartphone in mano. Tutte le fasce d’età hanno forti interazioni sui social. Nulla di male, anzi. Purché l’uso non sia eccessivo".

Quali sono i segnali di una dipendenza conclamata?

"Gli smartphone e i social sono mezzi straordinari. Però o si utilizzano secondo un principio di tempoobiettivo o si trasformano in dominatori occulti".

Esempi?

"Se vengono usati per velocizzare le nostre interazioni, migliorare la qualità della nostra vita, garantire relazioni e intrattenimento, possono regalarci benessere. Se invece diventano il centro emotivo dell’esistenza, sono destinati a produrre una percezione distorta della realtà".

Il campanello d’allarme?

"Non avere alcuna contezza del tempo trascorso in rete. È assodato: quando si accetta la sfida di un monitoraggio con app, quasi sempre scatta il rifiuto dei risultati. “Ho sentito un po’ di canzoni...“, “Ho scambiato qualche video...“: le reazioni classiche sono queste. Perché fa un brutto effetto capire quante ore sono state buttate via".

La vita è fatta anche di svago.

"E i social network offrono ogni seduzione. Va benissimo postare video, ascoltare canzoni, confrontarsi con gli amici. Ma oltre un certo limite si rischia di rimanere incastrati nei meccanismi social che inducono l’utente a trascorrere più tempo possibile all’interno della piattaforma. E ci riescono".

Come?

"Quando cominciamo a girare senza meta da un account all’altro, da un sito a una app, significa che stiamo perdendo il controllo. Che siamo in Fomo: Fear of Missing Out, la paura di essere tagliati fuori. Dall’ultima storia in uscita. Dal commento positivo a quello cattivo. Dal like a questa o a quella foto".

E qui scatta la trappola per la propria reputazione digitale.

"Se l’attesa per il proprio successo sui social network si trasforma in ossessione, la patologia diventa rilevante. Con ansia crescente e disturbi del sonno".

La perfezione non esiste.

"Eppure ci sono casi di autentica chirurgia digitale. Non parlo di banali ritocchi fotografici, ma di soggetti – anche adulti – che sui social arrivano a modificare intere parti del proprio corpo nell’aspirazione deviata a modelli irraggiungibili. In questi casi siamo oltre la dipendenza".

Consigli di sopravvivenza?

"Un nuovo galateo digitale. Tempi contingentati sui social. E smartphone vietati all’ora dei pasti e prima di dormire. Sarebbe già una rivoluzione".

Giovanni Rossi