di Viviana Ponchia Uomini che non accettano la separazione. Vendette architettate per andare a colpire dove nessuno aveva ancora osato. Fino alla morte in diretta al cellulare davanti a una figlia di sei anni. Per punire la moglie. Perché l’infelicità ha sempre un colpevole. L’ultima frontiera è stata superata domenica sera in un piccolo paese vicino a Chivasso, dove la più piccola di tre fratelli ha visto il papà spararsi alla tempia durante una videochiamata. Una pistola non denunciata, il cellulare, la pianificazione...

di Viviana Ponchia

Uomini che non accettano la separazione. Vendette architettate per andare a colpire dove nessuno aveva ancora osato. Fino alla morte in diretta al cellulare davanti a una figlia di sei anni. Per punire la moglie. Perché l’infelicità ha sempre un colpevole. L’ultima frontiera è stata superata domenica sera in un piccolo paese vicino a Chivasso, dove la più piccola di tre fratelli ha visto il papà spararsi alla tempia durante una videochiamata.

Una pistola non denunciata, il cellulare, la pianificazione attenta dei gesti compreso il biglietto di addio con le ultime accuse alla madre dei suoi bambini. Lo aveva lasciato. Sapeva che l’avrebbe pagata. E dietro, le macerie di una vita che a 53 anni era scivolata su un piano inclinato fino a diventare insopportabile. L’uomo aveva perso il lavoro e per tirare avanti faceva il bibliotecario in paese. Aveva problemi di salute. E rapporti pesantissimi in famiglia.

Undici mesi fa la moglie lo aveva denunciato per maltrattamenti, era scattato il codice rosso che tutela le donne vittime di violenza. "Dice che vuole ammazzarmi" aveva raccontato terrorizzata ai carabinieri. Dalla scorsa estate non vivevano più insieme perché lei si era trasferita con i figli fra i sei e i quattordici anni in una struttura protetta. È riuscito a reggere fino a un passo dal Natale, che per quanto assurdo resta anche quest’anno la festa di chi si vuole bene. Ma domenica è stato un giorno tremendo. Con il suo grigio e la sua acqua sottile, sotto il bombardamento mondiale di cattive notizie, poteva essere riscattata solo dal fuoco di molto amore. Invece per lui c’era solo l’eco della casa vuota e la disperazione di sentirsi abbandonato. Ha preso carta e penna e distillato l’amarezza nero su bianco, è rimasto invischiato nella colata di recriminazioni che diventano sabbie mobili. Se c’è un colpevole deve essere chiaro chi è la vittima. E devono capirlo tutti. Così ha chiamato i suoi bambini intercettando per primo il sorriso della più piccola. È lei che ha visto papà fare quella cosa, il sangue e il resto. Memoria segnata per sempre, altro capitolo da assegnare agli psicologi: la variante inedita dell’orrore in videochiamata. A dare l’allarme è stato un vicino di casa dell’uomo che ha avvertito i carabinieri dopo avere sentito il colpo di pistola, i soccorritori non hanno potuto fare niente. E non c’è niente da capire se non dove sia stata recuperata la Beretta calibro 6,35, che a differenza delle altre armi detenute regolarmente dall’uomo era illegale. È questo l’unico mistero per il sostituto procuratore di Ivrea Daniele Iavarone che conduce le indagini, il resto è anche troppo chiaro.