I vescovi africani contro le benedizioni gay: “Noi uniti al Papa, ma non le condividiamo”

Lettera del cardinale Ambongo, presidente del Simposio delle conferenze episcopali dell’Africa. I presuli lasciano comunque libertà di scelta a ciascuna diocesi del Continente e s’impegnano a studiare la dichiarazione ‘Fiducia supplicans’. Crescono i distinguo, ma è scongiurato lo scisma

Il cardinale Fridolin Ambongo, originario del Congo

Il cardinale Fridolin Ambongo, originario del Congo

Roma, 12 gennaio 2024 – Stavolta il non possumus arriva dall’Africa. E non da un Papa, come Pio IX sulla questione romana, ma da un cardinale, Fridolin Ambongo Besungu, che, in qualità di presidente del Secam (Simposio delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar), sottolinea come i vescovi del Continente non possano impartire le benedizioni alle coppie omosessuali, sdoganate qualche settimana fa dal Dicastero per la dottrina della fede con la dichiarazione Fiducia supplicans.

Frutto della consultazione delle singole Chiese nazionali, la lettera diffusa dall’arcivescovo di Kinshasa chiarisce che il documento vaticano ha generato in Africa “un’onda d’urto, ha seminato confusione e inquietudine nell’animo di tanti fedeli laici, consacrati e anche pastori e ha suscitato forti reazioni“. Al punto che i presuli africani non ritengono “opportuno“ procedere alla benedizione delle coppie dello stesso sesso, perché, chiarisce Ambongo – tra l’altro nominato dal Papa nel C9 cardinalizio che lo consiglia sulle sfide della Chiesa – “nel nostro contesto, ciò causerebbe confusione e sarebbe in diretta contraddizione con l’etica culturale delle comunità africane“. Tuttavia, riconoscono a ciascun vescovo la libertà di agire come meglio creda nella diocesi di sua competenza.

Se la lettera non si traduce in una clamorosa rottura col Vaticano, è solo perché la sconfessione di Fiducia supplicans si ferma appena un passo prima. Con quattro mosse. Da un lato, il testo è concordato col Papa e con lo stesso prefetto dell’ex Sant’Uffizio, Victor Fernàndez, dall’altro, nella missiva, in cui si richiama l’insegnamento cattolico sull’omosessualità contraria alla legge naturale, i presuli chiariscono il loro “incrollabile attaccamento al Successore di Pietro“ e s’impegnano ad approfondire lo studio della dichiarazione contestata. Quasi a dire, il non possumus è sull’oggi, domani chissà. Infine, nel momento in cui rimarcano la prerogativa in capo ad ogni vescovo di decidere in autonomia, è evidente che non intendano chiudere del tutto sulle benedizioni Lgbtq.

Difficile non pensare che la nota del cardinale Fernàndez, scritta settimana scorsa per placare le polemiche roventi dei tradizionalisti su Fiducia supplicans, non sia servita anche ad ‘abbassare le temperature’ in Africa. Non è stato forse lo stesso capo del Dicastero per la dottrina della fede, a rimarcare e garantire ai vescovi il criterio della “prudenza” nell’applicazione della dichiarazione? Detto e fatto... . Dai vescovi africani, preoccupati di suscitare scandalo tra i fedeli dei loro territori. 

Scongiurato lo scisma, è innegabile che la dichiarazione stia ingenerando un dibattito vivace nella Chiesa come non si vedeva dai tempi dell’Humanae vitae nel 1968. Hanno levato le loro voci contrarie al documento la Chiesa greco-cattolica ucraina, i porporati conservatori Robert Sarah e Ludwig Mueller, ma in questi giorni non sono mancate neanche le posizioni a favore. Individuali, come quelle dei cardinali bergogliani, Matteo Zuppi e Blase Cupich, o espresse da interi episcopati, vedesi i presuli francesi per i quali il testo rappresenta un incoraggiamento ai pastori sulla via dell’accoglienza. Fino all’arciprete di San Pietro e vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano, il cardinale Mauro Gambetti che, interpellato sulla possibilità d’impartire la benedizione a una coppia dello stesso sesso in basilica, non si è tirato indietro: “Cercheremo di mostrare il volto materno della Chiesa”.