Veronica Lario e Silvio Berlusconi (LaPresse)
Veronica Lario e Silvio Berlusconi (LaPresse)

Milano, 16 novembre 2017 - Svolta nella battaglia legale tra Veronica Lario e Silvio Berlusconi. L'ex moglie del Cavaliere deve dire addio all'assegno di divorzio da 1,4 milioni che Berlusconi le corrisponde ogni mese. La Corte ha deciso la "revoca dell'assegno divorzile" disposto dai giudici "a far tempo dalla mensilità successiva alla pubblicazione della sentenza di scioglimento del matrimonio e quindi da marzo 2014". E non solo Veronica non percepirà più alcun appannaggio dall'ex marito, ma dovrà anche restituire al leader di Forza Italia circa 60 milioni di euro.

Alla prova pratica, La Lario dovrà darne 'solo' 43. Restano infatti dei conti da saldare tra i due ex coniugi. Veronica ha chiesto tra l'altro il pignoramento di 26 milioni di euro (ora bloccati sui conti dell'ex premier) che comprendono anche una quota, quella più consistente, del mancato pagamento da parte di lui di una serie di mensilità dell'assegno stabilito in sede di separazione. Con tali compensazioni extra divorzio, relative solo al periodo della separazione, Veronica in pratica dovrà restituire all'ex marito circa 43 milioni. 

LA SENTENZA - La Corte d'Appello di Milano ha accolto l'istanza dell'ex premier di applicare la recente sentenza sull'assegno di divorzio della Cassazione nella causa tra l'ex Ministro Vittorio Grilli e la moglie Lisa Lowenstein. In quell'occasione, i giudici avevano stabilito che il parametro del mantenimento del tenore di vita goduto durante il matrimonio non è più valido e che l'assegno divorzile spetta solo a chi non è in grado di lavorare, non per sua colpa, e non ha redditi. Il Cavaliere aveva sostenuto che la sua ex moglie con liquidità per 16 milioni, gioielli e società immobiliari, è autosufficiente. Per la Corte d'Appello di Milano il maxi-assegno di divorzio che la Lario riceve ogni mese "non è legittimo". Secondo le stime di Veronica il suo patrimonio ammonta a 104 milioni di euro, mentre per i legali di Berlusconi è di 300 milioni. Il provvedimento, depositato stamattina, è immediatamente esecutivo. La Lario può ancora impugnarlo, ricorrendo in Cassazione (mossa quasi scontata). Anche se, va sottolineato, la Suprema Corte si è recentemente espressa sull'autosufficienza proprio nella causa Grilli-Lowenstein. La sentenza di oggi si discosta invece da quanto stabilito sempre dalla Cassazione in maggio in merito a un'altra causa, ovvero quella di separazione. 

ANNI DI RICORSI - La battaglia legale tra i due, sul fronte economico, dura da tempo, dopo che la coppia è stata sposata per 27 anni.  Nel 2012, l'assegno di mantenimento dopo la separazione era stato fissato a 3 milioni di euro. Cifra poi ridotta a 2 milioni in Appello, mentre il Tribunale di Monza, che si occupava invece della causa di divorzio, l'aveva già 'limata' a 1,4 milioni'. La Cassazione, in maggio, aveva confermato i 2 milioni dell'assegno di mantenimento, sostenendo che Berlusconi fosse "uno degli uomini più ricchi al mondo" e definendo "rilevante la disparità" di redditi con la Lario.

Oggi l'ulteriore passo, forse decisivo, che riguarda i risvolti della causa di divorzio. Da quanto si apprende, è stata accolta la tesi del legale di Berlusconi, Pier Filippo Giuggioli, che già prima del nuovo orientamento giurisprudenziale, poi applicato, aveva sostenuto l'autosufficienza economica di Veronica. La restituzione dei soldi percepiti con l'assegno decorre dal marzo 2014, da quando fu dichiarato il divorzio. Sommando i versamenti, si arriva all'incirca alla cifra di 60 milioni di euro che la Lario dovrà restituire all'ex marito.  Per Gian Ettore Gassani, presidente degli avvocati matrimonialisti italiani, quella di oggi è "una sentenza storica".