Venerdì 19 Luglio 2024
ALESSANDRO D’AMATO
Cronaca

Verdini sotto inchiesta. Bagarre in Parlamento. Pd e M5S contro Salvini: "Chiarisca sugli appalti"

I pm di Roma al lavoro: le indagini riguardano commesse Anas da 180 milioni. Un’intercettazione inguaierebbe la Lega, ma Azione si sfila dalle opposizioni. Tajani difende il leader del Carroccio: vogliono processarlo in aula? Non scherziamo....

Verdini sotto inchiesta. Bagarre in Parlamento. Pd e M5S contro Salvini: "Chiarisca sugli appalti"

Verdini sotto inchiesta. Bagarre in Parlamento. Pd e M5S contro Salvini: "Chiarisca sugli appalti"

Il caso Verdini diventa politico. E M5s, Avs e Pd chiedono a Matteo Salvini di venire a riferire alla Camera. Mentre Azione si dissocia e fa scoppiare la bagarre in Aula. Il ministro delle Infrastrutture, fidanzato con la figlia dell’ex senatore di Forza Italia, è oggetto di una richiesta di informativa urgente sul "sistema di consulenza e appalti pubblici banditi da Anas", perché "bisogna che il Parlamento sappia in quale misura i fatti coinvolgano Anas, per quanti e quali appalti, quali misure adottate per prevenire la corruzione, quale coinvolgimento degli esponenti delle istituzioni", chiede Federico Cafiero de Raho, grillino ed ex magistrato.

Si associano la Pd Debora Serracchiani e il verde Angelo Bonelli: "La vicenda giudiziaria farà il suo corso, ma che esponenti di governo incontrino in abitazioni private o a cena imprenditori con interessi su appalti è un problema politico". Il ministro tace, ma a difenderlo a sorpresa è Enrico Costa di Azione, già sulla graticola per l’emendamento sulla presunzione di innocenza che impedisce la pubblicazione integrale delle ordinanze fino a fine indagine: "Non possiamo portare avanti lo schema delle informative a gettone della stampa quotidiana. Non si interessa il Parlamento all’inizio di un inchiesta". Incredulo il ministro azzuro Antonio Tajani: "Se Salvini deve riferire in aula? Deciderà lui. Che vogliamo fare ora il processo in Aula a Salvini? - prosegue - Noi siamo sempre stati garantisti".

La causa scatenante della richiesta è un’intercettazione che compare nell’ordinanza di custodia cautelare che l’altroieri ha mandato agli arresti domiciliari il figlio di Denis Verdini (indagato), Tommaso, insieme ad altre quattro persone tra consulenti e mediatori (i funzionari pubblici Paolo Veneri e Luca Cedrone hanno invece ricevuto un’interdittiva di un anno dal proprio incarico, Domenico Petruzzelli è soltanto indagato). "Quando s’è fatto la lista d’accordo con Massimo, quando nel Consiglio di amministrazione è passato con loro e gli ha dato una mano quello della Lega, lui ha fatto un accordo con quelli della Lega di futura collaborazione con Matteo e con noi tramite Freni un rapporto di intermediazione", dice al telefono Fabio Pileri, socio di Verdini nella società Inver srl, la società di consulenza che secondo l’accusa serviva a far convergere appalti sugli imprenditori amici. E poi c’è la citazione del sottosegretario leghista al Mef Federico Freni, non indagato.

I reati contestati dai pm Affinito, Tucci e Varrone sono, a vario titolo, corruzione, traffico di influenze illecite e turbativa d’asta. Secondo l’accusa la società Inver e i suoi due soci Tommaso Verdini e Fabio Pileri (Denis è considerato lo stratega e socio di fatto) utilizzavano i funzionari Veneri e Cedrone per ottenere informazioni e documenti riservati su aste e affidamenti, per garantire agli imprenditori Antonio Samuele Veneziano di Phos srl, Stefano Chicchiani della SE.GI. S.p.A e Angelo Ciccotto del Consorzio Stabile Europa appalti per un importo complessivo di 180 milioni di euro. La gip Francesca Ceranna afferma nell’ordinanza che "dalle indagini è emersa la sussistenza di un sistema corruttivo forte e stabile che ha portato ad una turbativa delle gare per importi milionari".

Secondo la giudice "gli indagati hanno operato con i privati loro clienti mettendo a disposizione i loro rapporti stretti con pubblici ufficiali in posizioni apicali all’interno di Anas e delle strutture pubbliche". Nell’ordinanza si scrive che gli indagati "erano in grado (anzi sono stati in grado) grazie ai loro agganci politici e conoscenze all’interno di Anas e ad un sistema di scambio di reciproci favori, di avvantaggiare i propri clienti nell’aggiudicarsi le gare". Mentre Denis Verdini "percepisce in nero parte delle somme introitate dalla Inver, decide la sua strategia" e in virtù del suo peso politico e dei suoi rapporti assicura sponde e appoggi istituzionali.