Nichi Vendola (Ansa)
Nichi Vendola (Ansa)

Bari, 31 maggio 2021 - Nichi Vendola insorge contro la condanna a 3 anni e mezzo di carcere nel processo 'Ambiente svenduto' sull'inquinamento ambientale prodotto dallo stabilimento siderurgico ex Ilva. "Mi ribello a una giustizia che calpesta la verità. E' come vivere in un mondo capovolto, dove chi ha operato per il bene di Taranto viene condannato senza l'ombra di una prova - tuona Nicola Vendola dopo la lettura della sentenza -. Una mostruosità giuridica avallata da una giuria popolare colpisce noi, quelli che dai Riva non hanno preso mai un soldo, che hanno scoperchiato la fabbrica, che hanno imposto leggi all'avanguardia contro i veleni industriali. Appelleremo questa sentenza, anche perché essa rappresenta l'ennesima prova di una giustizia profondamente malata". 

Quindi punta il dito contro la Corte d'Assise di Taranto,  presieduta da Stefania d'Errico, giudice a latere Fulvia Misserin. "Sappiano i giudici che hanno commesso un grave delitto contro la verità e contro la storia. - prosegue Vendola -. Hanno umiliato persone che hanno dedicato l'intera vita a battersi per la giustizia e la legalità. Hanno offerto a Taranto non dei colpevoli ma degli agnelli sacrificali: noi non fummo i complici dell'Ilva, fummo coloro che ruppero un lungo silenzio e una diffusa complicita' con quella azienda". 

"Ho taciuto per quasi 10 anni - conclude l'ex presidente della Regione Puglia - difendendomi solo nelle aule di giustizia, ora non starò più zitto. Questa condanna per me e per uno scienziato come Assennato è una vergogna. Io combatterò contro questa carneficina del diritto e della verità".