Roma, 8 maggio 2018 - Parola e speranza di collega. Giovanni Soldini, il campione delle traversate atlantiche in solitario e in equipaggio, crede che i due velisti spezzini Aldo Revello e Antonio Voinea siano alla deriva sul battello di salvataggio e che si debba continuare a cercare. E non vuole pensare alla tragedia.
Soldini, che idea si è fatta sul destino dei due skipper?
"È molto difficile che la loro barca, qualunque cosa sia accaduta, possa essere andata a fondo prima che loro riuscissero a salire sull’autogonfiabile, visto che sulla barca di cui parliamo è vicino alla timoneria e quindi in un luogo accessibile, non sotto il govone o altro".
Valutazione buona in ogni caso?
"Mi è difficile pensare che possa essere successo qualcosa senza che potessero accedere all’autogonfiabile. Parto da questo per dire che bisogna continuare a cercarli anche se non è facile".
Che cosa rende più difficile il ritrovamento?
"Che non c’è una posizione segnalata dove trovarli, se salendo sull’autogonfiabile non sono riusciti a portare con loro l’Epirb (Emergency Position Indicating Radio Beacons, ndr) è un problema".
E che cosa la rende invece più ottimista?
"Che sono in due su un autogonfiabile che può ospitare dieci persone e quindi le speranze di sopravvivenza si possono allungare. Fogar è rimasto per 75 giorni alla deriva e il suo compagno di viaggio Mauro Mancini non ce l’ha fatta solo perché quando li hanno ritrovati gli hanno fatto una iniezione sbagliata".
Quindi tutto gira attorno all’autogonfiabile?
"Sì, e non c’è una dinamica che al momento ci dica che non sono riusciti a prenderlo. Certo, se così non fosse sarebbe tutto diverso".
Quali provviste ci sono nell’autogonfiabile?
«C’è una riserva d’acqua e di barrette per alimentazione a seconda dei posti. Il loro ne ha dieci, quindi...".
Conosce Revello e Voinea?
"No, ma abbiamo amici comuni con i quali mi sono sentito e che mi dicono che sono velisti molto bravi ed esperti".
E il tratto di mare dov’è accaduto l’incidente?
"Quello lo conosco molto bene. Un tratto relativamente battuto dove c’è molta corrente e il vento è incessante. Tanto che anche un autogonfiabile alla deriva può avere già percorso decine di miglia spinto dalle onde. Può tenere una velocità anche di un nodo e mezzo l’ora".
Le ricerche devono continuare, quindi?
"Sì. L’impresa è pazzesca, non è uno scherzo, ma vale la pena cercarli. Anche se, ripeto, si presenta come un lavoro difficile; e ci vuole anche tanta fortuna a individuarli perché bisogna ispezionare un tratto di mare molto grande. L’arrivo di una nave italiana e il rientrato appoggio dei portoghesi è un bene".
Soldini, che cosa prova a una notizia del genere?
"Non è una bella emozione, quando marinai e colleghi si trovano in difficoltà è sempre un dispiacere. Certo, può accadere: il mare non è il nostro ambiente, noi lo sfidiamo".