Cartelli per il distanziamento a Londra (Ansa)
Cartelli per il distanziamento a Londra (Ansa)

Roma, 12 giugno 2021 - La variante indiana tiene sotto scacco la Gran Bretagna, i casi risalgono in Inghilterra, si rivede una curva dei contagi esponenziale con Boris Johnson pronto a rinviare le riaperture post Covid. Ma qual è la situazione in Italia? E cosa dicono gli ultimi studi sull'efficacia dei vaccini nei confronti di questa mutazione del Coronavirus?

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Variante Delta e vaccino anti-Covid, cosa sappiamo

Variante indiana in Italia

A margine dell'ultimo monitoraggio Covid, il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro ha dichiarato che la variante Delta (così definisce l'Oms la mutazione indiana) è contenuta sotto l'1% nel nostro Paese, dove a prevalere è ancora la variante inglese (Alpha). Diversi casi sono stati individuati e segnalati nelle scorse settimane, ma allo stesso tempo la curva dei contagi è rimasta in costante trend discensivo. Di oggi la notizia di un focolaio in una palestra di Milano, dove in uno dei contagiati è stata individuata la mutazione indiana. 

Variante indiana e vaccini

Quello che in tanti si chiedono è come mai la variante Delta abbia fatto breccia nel Regno Unito, uno dei Paesi con il più alto tasso di vaccinazioni in Europa. Vero, ma è altresì vero che Oltremanica la strategia sia stata quella di somministrare la prima dose al numero più alto possibile di britannici, anche a costo di far slittare il richiamo. "C'è una certa perdita di efficacia dei vaccini contro l'indiana, o delta, soprattutto se si riceve una sola dose",  spiega oggi l'immunologo direttore scientifico dell'Istituto Humanitas di Rozzano e professore emerito all'Humanitas University a Milano Alberto Mantovani in un'intervista a 'La Repubblica'. "Per questo la Gran Bretagna, che all'inizio aveva deciso di allungare i tempi del richiamo, è tornata di corsa sui suoi passi e si sta affrettando a somministrare le seconde dosi", aggiunge chiarendo che "la protezione nei confronti di questa 
variante, che è anche più contagiosa, è di circa il 30% dopo la prima iniezione e oltre il 70% dopo la seconda".  A oggi il Regno Unito ha raggiunto la soglia del 60% della popolazione vaccinata con almeno una dose e il 42,5% che ha completato il ciclo vaccinale. Il problema è che è stato il primo paese, in Europa, dove la variante ha preso piede. 

Fabio Ciciliano, componente del Comitato Tecnico scientifico, considera una "fortuna" che al momento la mutazione Delta circoli meno nel nostro Paese, così come è un bene in Italia "avere un maggior numero di persone che hanno completato il ciclo vaccinale con la doppia dose''. In generale, il mantra ripetuto dagli esperti (compreso il virologo americano Fauci, consulente della Casa Bianca) è lo stesso: bisogna cercare di completare il ciclo vaccinale per più persone il prima possibile, prima che la variante indiana inizi a circolare anche negli altri Paesi. 

​Lo studio su Pfizer

In questi giorni è stato diffuso un nuovo studio - pubblicato su Nature - che quantifica l'efficacia del vaccino Pfizer nei confronti della variante Delta, di quella Eta (identificata per la prima volta in Nigeria) e della Beta (Gran Bretagna). Gli autori sono sono i ricercatori dell'Università del Texas di Galveston che hanno prelevato 20 campioni di sangue da 15 persone che avevano ricevuto le due dosi del siero americano, testando l'attività degli anticorpi neutralizzanti con le mutazioni in questione. Ne è emerso che effettivamente risulta una riduzione dell'attività degli anticorpi, rispetto ai test sul virus originario isolato a Wuhan. Ma, nel complesso, lo studio conclude che sembra esserci un'adeguata protezione contro le varianti Delta ed Eta, ma anche nei confronti della Beta. In particolare, si parla di un'efficacia del 75% per l'infezione e del 100% per i sintomi gravi.