Ragazzi in fila per la vaccinazione (Spadazzi)
Ragazzi in fila per la vaccinazione (Spadazzi)

Roma, 4 luglio 2021 - In Italia il dibattito sulle vaccinazioni anti Covid ai ragazzi è acceso. Ma come funziona nel resto d’Europa?

Sommario

Covid: il bollettino del 5 luglio

In Francia

Il 15 giugno Parigi ha aperto alle vaccinazioni degli adolescenti con l’obiettivo di potenziare al massimo l’immunità collettiva per far fronte al Coronavirus e alla minaccia di nuove varianti come quella Delta.  La fascia d’età è quella tra i 12 e i 17 anni, a condizione che i giovani siano volontari, che i genitori siano d’accordo e che uno di loro sia presente. All’apertura degli appuntamenti, si sono contate 62.000 iscrizioni. Sul sito del ministero dell’Educazione si chiarisce: "La vaccinazione degli adolescenti contribuisce in definitiva al ritorno al normale funzionamento delle scuole,  consente di offrire condizioni ottimali per il successo degli studenti e di combattere l’abbandono scolastico; promuove il benessere dei ragazzi attraverso un  ritorno alla comunità;  limita i rischi per il personale e gli studenti vulnerabili".

In Germania

Infuria un acceso dibattito tra esperti e pediatri nel paese di Angela  Merkel. La commissione permanente per le vaccinazioni - Stiko -  del 'Robert Koch Institut', l'equivalente dell'Istituto superiore di sanità italiano,  consiglia le vaccinazioni ai giovanissimi, a partire dai 12 anni, solo per chi abbia particolari rischi di salute. Nelle categorie si elencano fra l'altro obesità, immunodeficienza congenita o acquisita, insufficienza cardiaca grave, malattie polmonari croniche, tumori, diabete mellito. Immunizzazione raccomandata anche per bambini e adolescenti che sono a contatto con persone poco protette. "Sappiamo che raramente bambini e adolescenti si ammalano gravemente", è il ragionamento degli scienziati.  Ma dall'altra parte la preoccupazione dei genitori sta crescendo, anche per la diffusione della variante Delta. 

In Inghilterra

Secondo un sondaggio nazionale pubblicato dall’Office for national statistics, quasi 9 genitori su 10 in Inghilterra sono favorevoli alla somministrazione di un vaccino contro il Covid ai figli. L’indagine è stata condotta su oltre 4.400 genitori con figli di età inferiore a 16 anni e che frequentano la scuola. L’88% ha affermato che sarebbe sicuramente o probabilmente d’accordo a vaccinare il proprio figlio,  solo il 12%  afferma di non essere favorevole alla vaccinazione. Il sondaggio è stato realizzato  aprile e maggio, prima che il vaccino Pfizer/BioNTech ricevesse l’approvazione dall’autorità di regolamentazione britannica per i medicinali per i bambini di età compresa tra 12 e 15 anni (era l’inizio di giugno). Entro fine estate è atteso il parere al governo del Comitato congiunto per la vaccinazione e l’immunizzazione (JCVI), gli esperti che di fatto indirizzano l'azione del governo.  Ma il sì non è scontato, mentre la variante Delta continua a diffondersi. 

In Italia

Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico  e presidente del Consiglio superiore di sanità, parte da una considerazione. "Il vaccino di Pfizer/BioNTech è stato approvato dall’Ema nella fascia 12-18 anni e questo di per sé è già una straordinaria garanzia. Il vaccino ha mostrato un profilo di sicurezza assoluto. Casi di miocardia? Il nesso di causalità è tutto da confermare. Quindi sgomberiamo il campo da tutta una serie di notizie nel migliore dei casi imperfette. Il vaccino approvato è assolutamente sicuro e genera una risposta immunitaria negli adolescenti anche migliore rispetto a quella che si ha negli adulti. Ovvio che non vi è una patologia grave nella stragrande maggioranza degli infetti sotto i 18 anni. Però si è verificato qualche rarissimo caso in cui, anche in ragione di una risposta immunitaria anomala, si sono avuti casi gravi o addirittura fatali. Non solo. Dobbiamo pensare a  prevenire la diffusione del contagio globamente e favorire una ripresa della scuola. Per tutte queste ragioni, la vaccinazione dei ragazzi andrà sicuramente incentivata".