(DIRE) Roma, 13 mar. - Vaccino si', vaccino no. La diatriba e' vecchia e il dubbio rimane: quando e' davvero necessario e quando, invece, potrebbe essere persino dannoso sottoporsi a vaccinazione? Per saperne di piu' l'agenzia Dire ha intervistato Anna Teresa Palamara, presidente della Sim (Societa' Italiana di Microbiologia). "Intanto voglio fare una premessa- dice- se ora possiamo porci la domanda, guardando dall'alto il problema, e' perche' le vaccinazioni ci hanno quasi del tutto liberato da malattie molto gravi come la poliomielite, la difterite o il vaiolo. Se non avessimo avuto la protezione di quelle vaccinazioni, insomma, oggi il numero di persone decedute o con patologie importanti sarebbe enormemente maggiore, cosi' come si osserva in quei paesi in cui non vengono utilizzati".    Quanto al resto, prosegue Palamara, "non c'e' a oggi uno studio serio che abbia dimostrato una correlazione reale tra vaccinazione e insorgenza di un qualche tipo di malattia. A meno che non ci si riferisca a problemi che riguardano la produzione di vaccini come, ad esempio, lotti non correttamente inattivati o altri difetti nel processo produttivo. Ma qui siamo nel campo dell'errore ed e' un'altra cosa. Francamente- aggiunge ancora il presidente Sim- credo che se tornassimo indietro sulle vaccinazioni a livello di sanita' pubblica faremmo un balzo indietro di 50 anni, perche' le vaccinazioni hanno realmente cambiato la storia e l'evoluzione delle malattie, e quindi dell'umanita'".   (Cds/ Dire) 18:53 13-03-1
(DIRE) Roma, 13 mar. - Vaccino si', vaccino no. La diatriba e' vecchia e il dubbio rimane: quando e' davvero necessario e quando, invece, potrebbe essere persino dannoso sottoporsi a vaccinazione? Per saperne di piu' l'agenzia Dire ha intervistato Anna Teresa Palamara, presidente della Sim (Societa' Italiana di Microbiologia). "Intanto voglio fare una premessa- dice- se ora possiamo porci la domanda, guardando dall'alto il problema, e' perche' le vaccinazioni ci hanno quasi del tutto liberato da malattie molto gravi come la poliomielite, la difterite o il vaiolo. Se non avessimo avuto la protezione di quelle vaccinazioni, insomma, oggi il numero di persone decedute o con patologie importanti sarebbe enormemente maggiore, cosi' come si osserva in quei paesi in cui non vengono utilizzati". Quanto al resto, prosegue Palamara, "non c'e' a oggi uno studio serio che abbia dimostrato una correlazione reale tra vaccinazione e insorgenza di un qualche tipo di malattia. A meno che non ci si riferisca a problemi che riguardano la produzione di vaccini come, ad esempio, lotti non correttamente inattivati o altri difetti nel processo produttivo. Ma qui siamo nel campo dell'errore ed e' un'altra cosa. Francamente- aggiunge ancora il presidente Sim- credo che se tornassimo indietro sulle vaccinazioni a livello di sanita' pubblica faremmo un balzo indietro di 50 anni, perche' le vaccinazioni hanno realmente cambiato la storia e l'evoluzione delle malattie, e quindi dell'umanita'". (Cds/ Dire) 18:53 13-03-1

Milano, 6 gennaio 2015 - Più che l'infulenza i milanesi oggi sembrano temere il vaccino. Infatti al momento le vaccinazioni nel capoluogo lombardo viaggiano a quota 168mila, 21mila in meno rispetto allo scorso anno. E visto che il periodo più fitto è solitamente a novembre-dicembre, quest’anno «potrebbe esserci un calo di 15mila vaccinazioni», avverte Marino Faccini, responsabile dell’Asl per la Profilassi malattie infettive. L’8 per cento in meno rispetto al 2013. Un calo cominciato quando la campagna antinfluenzale stava per partire, tra ottobre e novembre, dopo il panico scatenato dal blocco di due lotti del vaccino Fluad, deciso dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) in via cautelativa a fronte di una ventina di morti sospette. Il 3 dicembre l’Agenzia europea per i medicinali (Ema), a seguito di precise valutazioni, aveva negato nessi tra le morti e le vaccinazioni così che il 23 dicembre l’Aifa aveva infine sbloccato i lotti vaccinici. Nessun rischio, ma ormai molti milanesi avevano deciso di rinunciare alla vaccinazione, nonostante a Milano non sia mai giunta alcuna fiala dei lotti fermati dall’Aifa.

Un trend che sembra ripetere quanto successo dopo il 2009, l’anno della pandemia influenzale (l’influenza A/H1N1, nota ai tempi come febbre suina), dell’allarme dell’Organizzazione mondiale della Sanità ma anche di tante dosi di antivirali sprecate. «Nel 2009 ci fu il picco delle vaccinazioni a Milano: 206mila», ricorda Faccini. Un picco che, dopo le polemiche sugli allarmi e sugli sprechi seguiti alla pandemia, ha lasciato spazio a un calo progressivo: 196mila vaccinazioni nel 2010, 180mila dosi nel 2011, 178mila nel 2012, con una lieve ripresa nel 2013, con 187mila vaccini. «Attualmente la campagna è ancora in corso, anche se le vaccinazioni nei primi due mesi dell’anno procedono a un ritmo minore rispetto a novembre e dicembre». Ragion per cui sarà difficile raggiungere il livello del 2013, «anche se un po’ di recupero ci sarà – conclude Faccini – perché non siamo ancora nel periodo di grande epidemia e in questi giorni il vaccino è ancora efficace. Chi ha rinunciato prima potrebbe decidersi adesso». Ma se i 15mila milanesi dovessero rinunciare alla prevenzione, molte dosi di farmaco rimarranno inutilizzate anche perché le dosi acquistate dal servizio sanitario si basano sul trend storico. Il valore per ciasuno oscilla tra i 3 e i 5 euro.