Un punto di somministrazione vaccini (ImagoE)
Un punto di somministrazione vaccini (ImagoE)

Roma, 19 maggio 2021 - La macchina vaccinale anti Covid procede a tutta forza e molti sono prossimi all'appuntamento per ricevere la seconda dose. Cosa succede all'organismo se per svariati motivi si è costretti a far slittare la data? "La prima dose - spiega  Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell'IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano - offre già dopo circa 15 giorni dalla somministrazione, una copertura che sfiora l'80 per cento e rimane attiva per circa 6 mesi. La seconda serve a rafforzare la protezione nel tempo, portandola fino a 9-12 mesi. Una prassi consolidata anche per altri vaccini, come ad esempio l'antitetanica, che va ripetuta a distanza di dieci anni, per non compromettere la validità dell'immunizzazione". 

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Il rischio? Dover ricominciare da capo

Ma quanto si può attendere per non vanificare il risultato, considerando anche l'imminenza delle vacanze estive? "Sarebbe meglio non oltrepassare i 90 giorni altrimenti si rischia di dover ricominciare daccapo. Più ci allontaniamo dai 90 giorni di intervallo tra una dose e l'altra - precisa Pregliasco - più si rende necessario dover ripartire, somministrando nuovamente la prima dose. E quindi le dosi diventerebbero tre".

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"L'indicazione, valida per Pfizer e Moderna, è estendibile a tutti i sieri - aggiunge il professore -. Ovvio che è meglio prendere in considerazione l'ipotesi di spostatare in avanti la data del richiamo soltanto se si è impossibilitati a presentarsi per motivi veramente seri. In assenza di valide ragioni il suggerimento è quello di rispettare il calendario vaccinale proposto per non ostacolare lo svolgimento della campagna di immunizzazione".