Roma, 30 novembre 2020 - Buone notizie sul fronte vaccino anti Covid. Dopo che i risultati dei test hanno dato un'efficacia stimata al 94,1%, addirittura fino al 100% nella prevenzione dei casi più gravi, l'azienda americana Moderna presenta oggi la domanda di autorizzazione all'uso per il suo siero mRNA-1273 sia agli Stati Uniti sia all'Unione Europea. "Crediamo che il nostro vaccino fornirà un nuovo e potente strumento che potrebbe cambiare il corso di questa pandemia e aiutare a prevenire malattie gravi, ricoveri e morti", ha affermato l'amministratore delegato Stéphane Bancel comunicando gli ultimi risultati della sperimentazione di fase 3.

La società prevede di avere la disponibilità di circa 20 milioni di dosi negli Stati Uniti già entro l'anno così, se arriverà l'autorizzazione della Fda, da far partire la vaccinazione il 21 dicembre. Moderna  inoltre prevede la produzione di 500 milioni-1 miliardo di dosi globalmente nel 2021 e ha anche annunciato ulteriori progressi mirati ad assicurare che la distribuzione, conservazione e manipolazione del vaccino possano essere effettuati utilizzando infrastrutture esistenti.

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Come funziona il vaccino basato su Rna

Quello di Moderna è stato il primo vaccino a essere stato preparato e avviato alla sperimentazione sull'uomo già il 16 marzo scorso presso il Kaiser Permanente Washington Health Research Institute di Seattle, dopo appena 63 giorni dalla pubblicazione del genoma del virus della Sars-CoV2 da parte delle autorità scientifiche cinesi. Per ora ha ancora un nome sperimentale: mRNA-1273. A differenza della maggior parte dei vaccini "classici", che prevedono la somministrazione di parti inattivate del virus, questo sviluppato da Moderna si basa sulla tecnologia ad mRNA. Un approccio inedito fino a ora, ma che sta avendo successo nella corsa al siero anti Coronavirus: altro farmaco che segue la stessa direzione, ad esempio, è quello di Pfizer. L'approccio consiste nell'iniettare all'interno del corpo degli mRNA, ossia microparticelle di Rna cosiddetto "messaggero" nelle cellule, in grado di insegnare all'organismo a produrre le difese necessarie. In questo caso mRNA-1273, una porzione della proteina virale spike di superficie. L'organismo in questo modo è indotto a produrre da solo la risposta immunitaria alla spike, ossia all'"uncino" che consente al virus di attaccarsi alle cellule e iniziare la sua opera distruttiva. Senza bisogno di insegnare al nostro sistema immunitario a combattere il virus nel suo insieme, ma solo a combattere, appunto, la cruciale proteina spike.

Nei mesi scorsi il vaccino ha superato le fasi 1 e 2 dove è stata valutata la sicurezza ed altri importanti parametri. Nella fase 3, invece, oltre a confermare quanto osservato nella 1 e 2, si è passati a verificarne la reale efficacia. Nella fase 3, che ha coinvolto 30mila partecipanti divisi in due gruppi, uno che ha ricevuto il vaccino e l'altro il solo placebo. Dalle analisi intermedie sono emersi 95 casi positivi a Sars-Cov-2. Di questi 90 erano nel gruppo del placebo. Non solo, 11 casi gravi di Covid-19 sono risultati nel solo gruppo placebo, segno che il vaccino non solo sarebbe in grado di prevenire la malattia ma anche di renderla meno severa. Risultati dunque che indicherebbero un'efficacia intorno al 94%. Ma l'altra buona notizia associata al vaccino Moderna riguarda il metodo di conservazione. Per l'approccio a mRNA usato da Pfizer la conservazione del prodotto prevede una temperatura di -80 gradi centigradi. Quello di Moderna invece, stando a quanto dichiara l'azienda, sarebbe stabile tra i 2 e gli 8 gradi centigradi (quelli di un normale frigorifero) per un mese. Sul lungo periodo invece sarebbero necessari frigoriferi in grado di tenere i -20 gradi centigradi. Un vantaggio non indifferente in termini di logistica e distribuzione.