Vaccino Covid, Moderna annuncia ritardi (ImagoE)
Vaccino Covid, Moderna annuncia ritardi (ImagoE)

Bruxelles, 16 febbraio 2021 - Alla vigilia del voto di fiducia alle Camere, il governo Draghi deve affrontare un'altra brutta notizia sui vaccini anti-Covid. Che ancora stentano ad arrivare: "Moderna ci ha annunciato qualche ritardo nelle consegne di febbraio, che saranno recuperate a marzo", ha dichiararo una portavoce della commissione europea. In realtà  le dosi per l'Italia sono dimezzate: Moderna a febbraio consegnerà 248mila dosi di vaccino invece delle 488mila previste, apprende l'Adnkronos dagli uffici del commissario straordinario all'emergenza coronavirus, Domenico Arcuri.

Quindi, ancora ritardi, proprio ora che ci sarebbe bisogno di pigiare sull'acceleratore e mettere in sicurezza quante più persone possibile visto che anche in Italia si stanno diffondendo le terribili varianti del virus che ha paralzzato il mondo intero. Anche essendo pronti alla vaccinazione di massa (oggi è stata superata quota tre milioni in Italia) è la materia prima, il vaccino, a scarseggiare. Ma sta arrivando un'accelerazione dalla Commissione europea, mentre l'Aifa e ministero della Salute anno verso un via libera alla vaccinazione con AstraZeneca fino ai 65 anni (finora è riservato agli under 55).

Oltretutto, se all'Europa Moderna concede il vaccino al contagocce, col governo Usa è molto più generosa:  "A oggi sono stati forniti 45,4 milioni di dosi e altri 33,2 milioni sono pronti per la spedizione". Inoltre agli Usa arriveranno "cento milioni di dosi entro la fine di marzo, altri cento milioni entro maggio e gli ultimi cento milioni entro luglio". 

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La strategia europea contro le varianti

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen presenterà domani la strategia europea per far fronte alla nuova fase della pandemia caratterizzata dal rischio mutazioni. E che dovrebbe consistere, secondo fonti Ue, in una procedura accelerata per l'approvazione di vaccini adattati alle nuove varianti Covid e in una spinta alla collaborazione tra i produttori per aumentare le forniture, sia dei vaccini già autorizzati sia di quelli per possibili nuovi ceppi virali. 
La prima iniziativa, su cui ha lavorato la commissaria Ue alla salute Stella Kyriakides, riguarderà una procedura accelerata per il via libera ai farmaci già autorizzati e adattati alle nuove varianti che passerà necessariamente dall'aumento delle capacità di sequenziamento e di scambio di informazioni tra i sistemi sanitari nazionali. Sul versante industriale - seguito da vicino dal commissario Ue per il Mercato interno, Thierry Breton, che insieme a Kyriakides guida la task force di contatto con i Ceo delle case farmaceutiche e gli Stati membri - Bruxelles spinge per una maggiore cooperazione tra pubblico e privato. E intende mettere in collegamento diverse aziende farmaceutiche in tutta Europa per ampliare la capacità e i volumi produttivi dell'Unione e garantire che la produzione non subisca più interruzioni.

 

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Astrazeneca, via libera fino a 65 anni

Intanto proprio oggi da una riunione tra gli esperti del ministero della Salute, dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e rappresentanti delle Regioni è emerso un possibile il via libera all'uso del vaccino AstraZeneca fino ai 65 anni di età (attualmente è prescritto solo per gli under 55). Già nel primo pomeriggio il presidente dell'Aifa, Giorgio Palù, aveva ammesso che "probabilmente anche noi rivaluteremo" la possibilità di somministrare il vaccino AstraZeneca anche agli over-55, i base a quanto stabilito "dagli studi clinici di validazione".

Sempre oggi i sindaci delle 14 città maggiori d'Italia (Roma, Milano, Torino, Napoli, Palermo, Bologna, Firenze, Genova, Venezia, Bari, Cagliari, Catania, Messina, Reggio Calabria) hanno incontrato il commissario per l'emergenza Domenico Arcuri: è emersa la volontà di collaborare per la migliore riuscita possibile della campagna di vaccinazione. Che, per essere di massa, non potrà prescindere dal lavoro che i sindaci dovranno coordinare in ogni città media o grande. 

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Altri vaccini in arrivo

Intanto l'Agenzia europea per il farmaco (Ema) ha ricevuto da Janssen (Johnson & Johnson) la richiesta di autorizzazione condizionata alla commercializzazione del vaccino anti Covid sviluppato dalla casa farmaceutica. La valutazione potrebbe arrivare "entro metà marzo 2021, a condizione che i dati dell'azienda sull'efficacia, la sicurezza e la qualità del vaccino siano sufficientemente completi e solidi".  Il vaccino di Janssen è basato su un adenovirus modificato; è il quarto per cui viene chiesta l'autorizzazione condizionata all'Ema, che ha già dato parere positivo sui vaccini di Pfizer-BioNTech, Moderna e AstraZeneca. Il preparato di Janssen (J&J) è molto atteso a livello Ue anche perché dovrebbe essere monodose, cosa che ridurrebbe i tempi di vaccinazione.

L'appello degli scienziati alla Ue

Vaccinazioni, zone verdi e una strategia efficiente di test, tracciamento e isolamento, accompagnati da una comunicazione chiara e trasparente: sono i pilastri da seguire se si vuole eliminare il coronavirus SarsCov2. Una strategia che deve essere presa e adottata in modo congiunto e sincronizzato in tutti i Paesi europei, altrimenti si rischia di non uscirne. È l'appello 'Aiming for zero Covid-19: Europe needs to take action', lanciato da 27 ricercatori, politologi ed economisti europei.
Tra i firmatari italiani c'è Giulia Giordano, che spiega che "bisogna agire ora a livello congiunto in Europa, per evitare l'effetto di 'ping-pong' dei contagi. Se la trasmissione torna alta in un Paese vicino, si rischia di vanificare gli sforzi dei paesi a fianco". Per questo bisogna ridurre in maniera rapida e permanente il numero di casi, e poi tenerli sotto controllo con un monitoraggio attento ed efficace. "I vaccini da soli non bastano, soprattutto se si va a rilento nella campagna vaccinale - sottolinea Giordano - Con una forte trasmissione del virus durante le vaccinazioni, si rischia che compaiano mutazioni capaci di eludere il vaccino".

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La trattativa autonoma di Zaia e Fontana

Circa i 27 milioni di dosi che il Veneto riuscirebbe a procurarsi, il governatore Luca Zaia spiega: "Ieri ho parlato con il commissario Arcuri, ho parlato e spiegato che Aifa ci ha dirottato su di lui. Qualora ci fosse confermata la fornitura da 27 milioni di dosi divisa in due blocchi, una Regione e un Paese non può girarsi dall'altra parte". Con Zaia sta collaboranto anche il governatore lombardo Attilio Fontana: "Il governo dia l'ok", è il suo appello.

E nel consueto punto stampa aggiunge: "Sulla partita dei vaccini non abbiamo fatto un'operazione per fare politica, noi abbiamo 5 milioni di veneti che chiedono di essere vaccinati, se questa dote di 27 milioni entrasse in Italia, è chiaro che il Veneto deve avere la sua quota". Nello specifico, "Pfizer dice che arriveranno più vaccini in Italia, Astrazeneca recupererà il taglio, spero che questa partita ci faccia uscire da questa angoscia di non vaccinare. Il costo dei vaccini proposti dagli intermediari è in linea e anche più basso di quello di mercato. Non andremo mai a strapagare un vaccino, significherebbe mettere in difficoltà chi non può acquistarli".

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