Una fiala del vaccino di AstraZeneca (Ansa)
Una fiala del vaccino di AstraZeneca (Ansa)

Roma, 11 febbraio 2021 - Non si potrà chiedere la mezza dose del vaccino AstraZeneca. Da oggi sono partite in Italia le somministrazioni del siero creato nei laboratori di Oxford, ma l'Agenzia del farmaco italiana fa sapere che non saranno ammesse deroghe al protocollo. La dose prima verrà inoculata nella sua interezza o non si procederà all'iniezione. Ma perché ci si dovrebbe iniettare soltanto la metà del composto previsto? Cerchiamo di fare un po' di chiarezza.

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La ricerca su Lancet

All'inizio di dicembre viene pubblicato uno studio sulla Fase 3, quella che studia gli effetti di un composto su un campione numeroso, con un risultato stupefacente. A riportarlo è la prestigiosa rivista scientifica Lancet: il vaccino di AstraZeneca ha un'efficacia del 62,1% se somministrato in due dosi intere, ma sfiora il 90% per chi si è visto inoculare solo mezza dose seguita da una intera. La ricerca, ovviamente, non passa inosservata.

L'errore nei trial

Ma come si è arrivati a questa scoperta? La maggior efficacia è risultata da uno sbaglio. Il vaccino di AstraZeneca è stato somministrato in dosaggio ridotto a 2.700 volontari (su 23mila) per un mero errore tecnico. Quando però i ricercatori sono andati a controllare i risultati, si sono accorti che i pazienti che alla fine del ciclo avevano ricevuto una dose e mezzo erano più resistenti all'infezione.

Le ipotesi

Secondo gli scienziati, il nostro sistema immunitario probabilmente ha bisogno di una quantità minore di principio attivo per mettersi in moto. Questo spiegherebbe il maggior grado di efficacia. Un'altra teoria è che il vettore su cui viaggia l'adenovirus modificato venga attaccato con più aggressività dal nostro sistema immunitario se la concentrazione supera una certa soglia.

La minor efficacia

AstraZeneca ha subito dato il via a uno studio per verificare quale fosse la quantità migliore da iniettare, ma nel frattempo aveva già spedito i documenti per ottenere l'approvazione dell'Ema con il dosaggio standard. L'Agenzia del farmaco europea ha così dato il via libera al siero di Oxford, certificandone un'efficacia del 62,1%. Anche l'Aifa ha dato il placet, raccomandandone però l'uso solo sugli under 55. Probabilmente per ottenere fin da subito l'ok per somministrare una dose e mezza, AstraZeneca avrebbe dovuto ricominciare la sperimentazione sui volontari da zero. Le commesse stipulate con mezzo mondo e l'impossibilità di ritardare ulteriormente l'ingresso nel mercato hanno quasi sicuramente spinto il colosso farmaceutico a non prendere questa strada.

Il confronto con gli altri sieri

Il problema è che gli altri vaccini approvati dall'Ema (e dall'Aifa) hanno un'efficacia decisamente maggiore contro l'infezione. Pfizer viaggia attorno al 95%, mentre Moderna è sul 94,5%. Tutti proteggono da casi gravi e da rischi di ospedalizzazione con risultati tra il 90 e il 100%, ma ovviamente molti considerano AstraZeneca un vaccino di serie B, anche perché contro alcune varianti, come quella sudafricana, la sua efficacia scende al 10%.

Le proteste di professori e poliziotti

Nella fase 3 della campagna vaccinale italiana, il siero di Oxford sarà destinato in Italia principalmente a insegnanti e forze dell'ordine con meno di 55 anni. I sindacati di categoria non l'hanno presa bene.  “La scelta di somministrare agli agenti il siero di AstraZeneca – attacca Domenico Pianese, segretario generale del Coisp – è inconcepibile. I poliziotti hanno contatti diretti con persone contagiate, come accade ad esempio nei centri di accoglienza e rimpatrio dei migranti. Un fattore che avrebbe dovuto suggerire la necessità di riservare agli agenti il vaccino che offre la più alta percentuale di efficacia anche nei confronti delle varianti al virus, ma non è stato così». Sulla stessa lunghezza d'onda gli insegnanti.  “La decisione di di inserire il personale della scuola nelle priorità della campagna vaccinale, e soprattutto di utilizzare il vaccino AstraZeneca, è stata assunta – punta il dito Cisl Scuola – senza alcun coinvolgimento né del Comitato tecnico scientifico né dei sindacati”.

La mezza dose

Molti allora si sono chiesti perché non sia possibile farsi iniettare solamente la metà del dosaggio richiesto durante la prima somministrazione, visto che l'efficacia aumenta fino al 90%. Il problema è che nemmeno AstraZeneca sta percorrendo questa strada. Sulla possibilità di scegliere la mezza fiala, l'Aifa non lascia alcun dubbio: «L’azienda produttrice – spiega l’Agenzia del farmaco italiana – non ci ha chiesto di valutare questa opzione e noi non abbiamo alcuna possibilità di introdurla».

Cosa può succedere

A questo punto, chiunque si presenterà per l'iniezione dovrà accettare di farsi inoculare la dose intera. Solo se AstraZeneca dovesse inviare nuovi documenti a Ema e Aifa che certificano la maggior efficacia della mezza dose, le agenzie potrebbero prendere in considerazione di cambiare il protocollo.