Vaccino anti-Covid (Ansa)
Vaccino anti-Covid (Ansa)
Avanti piano. E con l’incognita di chi, come e quando sarà messo o potrà mettersi in lista per il vaccino: al momento, a campagna vaccinale iniziata, questo resta un mistero. Per le categorie prioritarie – lavoratori della sanità e dipendenti e ospiti delle Rsa – la campagna di immunizzazione va avanti ma lentamente, complice anche la differenza di prontezza delle varie regioni. A ieri pomeriggio alle 18,39 (ultimo aggiornamento) erano giunte 469.950 dosi (più le 9.750 ‘simboliche’ del 27 dicembre ) e ne erano state somministrate 35.850: 31.716 a personale sanitario e sociosanitario, 2.192 a personale non sanitario e 1.924 a ospiti di residenze per anziani. La regione più virtuosa è il Friuli-Venezia Giulia che ha già somministrato il 16,3% delle dosi a disposizione. Seguono la Provincia di...

Avanti piano. E con l’incognita di chi, come e quando sarà messo o potrà mettersi in lista per il vaccino: al momento, a campagna vaccinale iniziata, questo resta un mistero. Per le categorie prioritarie – lavoratori della sanità e dipendenti e ospiti delle Rsa – la campagna di immunizzazione va avanti ma lentamente, complice anche la differenza di prontezza delle varie regioni. A ieri pomeriggio alle 18,39 (ultimo aggiornamento) erano giunte 469.950 dosi (più le 9.750 ‘simboliche’ del 27 dicembre ) e ne erano state somministrate 35.850: 31.716 a personale sanitario e sociosanitario, 2.192 a personale non sanitario e 1.924 a ospiti di residenze per anziani. La regione più virtuosa è il Friuli-Venezia Giulia che ha già somministrato il 16,3% delle dosi a disposizione. Seguono la Provincia di Bolzano (16,2%), il Lazio (15,7%) e l’Umbria al 13,6%. Il Piemonte è quinto al 12,4%, il Veneto è all’11%, la Campania al 9,2%, l’Emilia-Romagna al 7,2%, la Puglia al 6,2%, le Marche al 5,6%, la Toscana al 5,3%. Ultima la Sardegna con l’1,6%. Da notare dal 27 al primo gennaio in Germania sono state vaccinate 165.575 persone (31.846 solo a Capodanno): 77 mila sanitari e gli altri anziani nelle Rsa e pazienti ospedalieri. Solo in Baviera ne han vaccinati 37.955, più che in tutta Italia.

Ad horas gli obiettivi di vaccinazione italiani, che puntano a immunizzare entro fine febbraio 1 milione 404 mila lavoratori della sanità e 570 mila tra ospiti e personale delle Rsa, sono una montagna da scalare. PfizerBioNTech fornirà al nostro Paese 1.833.975 dosi, al ritmo di 250.490 mila alla settimana, entro il 24 gennaio. Altre 2.507.700 dosi arriveranno nelle settimane successive, con fine stimata entro il 28 febbraio. Dovrebbero bastare per le due dosi alle due categorie proprietarie, ma il difficile viene dopo. In primis perché non sappiamo se avremo i vaccini. Il piano del ministero della Salute prevede una disponibilità di 8 milioni e 749 mila dosi PfizerBioNTech entro il primo trimestre del 2021, ma questo significa che tra l’ultima settimana di febbraio e fine marzo dovrebbero arrivare la bellezza di 4 milioni e 409 mila dosi. Ed è molto complicato, se non improbabile farcela. Questo sarebbe grave dato che che quelle dosi servirebbero alla immunizzazione (prima dose) di 4 milioni e 442.048 ultraottantenni per procedere poi alla seconda dose e a vaccinare da aprile – con le dosi PfizerBioNTech, quelle Moderna e magari le AstraZeneca e “disperse“ Curevac e Johnson e & Johnson – le persone tra i 60 e i 79 anni (13,4 milioni) e i 7,4 milioni di malati cronici. Farcela entra fine aprile – come ha detto il premier Conte alla conferenza stampa di fine anno – sarebbe un miracolo. Anche perché ad oggi non si sa come materialmente saranno stilate le liste e come saranno informate le persone da vaccinare.

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"Tutti sapranno per tempo dove farsi il vaccino e quando" ha ribadito il commissario straordinario Domenico Arcuri il 23 dicembre. Bene, ma siamo ad inizio gennaio e le liste sono ancora in divenire. Arcuri ha parlato di una grande campagna informativa a fine gennaio, di un call center, un sito internet e una app sulla quale fare le prenotazioni e dell’utilizzo dei dati della tessera sanitaria per contattare, con l’aiuto dei medici di famiglia, gli anziani. Tutto molto tecnologico, pervasivo e interconnesso, sulla carta. Al sistema informatico avanzato stanno lavorando Poste e Eni ma non è chiaro se sarà obbligatorio per le regioni aderirvi, o se volendo potranno utilizzare, come pare, i loro sistemi. Al momento un interessamento al sistema informatico PosteEni è stato mostrato da Abruzzo, Marche, Umbria, Calabria, Liguria, Sicilia. Le altre forse aspetteranno di vedere la versione “beta“ del programma e decideranno. Nel frattempo la pandemia va avanti per suo conto. Darsi una mossa ulteriore non sarebbe un cattiva idea.

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