Francesco Clementi, 46 anni, è professore di diritto pubblico comparato a Perugia
Francesco Clementi, 46 anni, è professore di diritto pubblico comparato a Perugia
"Se la Presidenza del Consiglio pensasse a ipotesi di obbligatorietà dei vaccini (la guida, domande e risposte), mai potrebbe procedere con Dpcm: servirebbe una legge della quale il Parlamento dovrebbe poi rispondere ai cittadini". Francesco Clementi, 46 anni, docente di diritto pubblico comparato a Perugia, già nella commissione dei saggi per le riforme costituzionali voluta nel 2013 dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, osserva con sguardo attento l’acceso dibattito sulle strategie per l’immunità di gregge. Ritarda il secondo carico Pfizer Zona arancione o rossa: il calendario delle feste Lo Stato che...

"Se la Presidenza del Consiglio pensasse a ipotesi di obbligatorietà dei vaccini (la guida, domande e risposte), mai potrebbe procedere con Dpcm: servirebbe una legge della quale il Parlamento dovrebbe poi rispondere ai cittadini". Francesco Clementi, 46 anni, docente di diritto pubblico comparato a Perugia, già nella commissione dei saggi per le riforme costituzionali voluta nel 2013 dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, osserva con sguardo attento l’acceso dibattito sulle strategie per l’immunità di gregge.

Ritarda il secondo carico Pfizer

Zona arancione o rossa: il calendario delle feste

Lo Stato che ragiona su trattamenti sanitari obbligatori non le sembra uno scenario plausibile?

"L’abbreviazione Tso evoca nel linguaggio comune interventi sanitari molto spicci. Anche nel caso di vaccini somministrati in forza di legge, il parametro sarebbe lo stesso".

Quale?

"L’articolo 32 della Costituzione, che fissa e bilancia i valori in campo in tema di salute".

Spieghi come.

"Lo Stato tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, ma al tempo stesso prevede che nessuno possa essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge".

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Ne consegue?

"Che una legge che rendesse obbligatori i vaccini, per essere inattaccabile in caso di ricorsi alla Consulta, dovrebbe rispondere a esigenze indifferibili e mirate, perseguite con grande equilibrio e straordinaria cautela".

Esempio?

"Se il dato dei contagi e dei decessi peggiorasse ulteriormente; se la campagna volontaria al via procedesse a rilento o con forti asimmetrie territoriali; se l’immunità di gregge restasse un miraggio: ecco, solo di fronte a uno scenario simile, i diritti dei singoli potrebbero essere compressi per meglio tutelare la salute pubblica. Non a caso, il governo sta privilegiando un invito alla volontarietà convinta".

Quali sono i soggetti sui quali sarebbe più semplice intervenire sul piano normativo?

"Chi ha un ruolo istituzionale e chi ha una funzione sociale".

Quindi i politici eletti dovrebbero essere vaccinati insieme a medici, operatori sanitari e forze dell’ordine?

"Assolutamente sì. Lo impongono i ruoli rispettivamente rivestiti. Non si può cedere all’antipolitica anche su questo".

La profilassi obbligatoria di tutti gli anziani sarebbe meno giustificata, in diritto?

"Sarebbe una misura di emergenza attivabile, nel caso, solo previa indicazione del Cts".

Anche gli altri dipendenti pubblici, i professori e gli studenti potrebbero essere ’costretti’?

"Nutro forti dubbi: sarebbe quasi una neanche tanto mascherata vaccinazione di massa".

Secondo l’ex procuratore aggiunto Raffaele Guariniello, persino le aziende potrebbero imporre ai dipendenti l’aut aut: vaccino o licenziamento.

"Non sono di questa opinione".

Ma il settore privato non potrebbe giocare un ruolo?

"Sì. Per esempio assicurando incentivi, sconti e premialità a chi si vaccinasse. Sarebbe un’innovazione assai produttiva e di immediato impatto sociale".

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