Ci è voluto un mese e mezzo dal picco del 6 aprile per scendere dall’impennata di contagi e conseguenti ricoveri causati dal Sars-CoV2. Siamo al -71% in 50 giorni. La campagna vaccinale sta facendo la sua parte e i numeri, anche se altalenanti nelle singole giornate, sono in discesa, osserva il nuovo monitoraggio della Fondazione Gimbe, che però mostra un quadro a luci e ombre sulle vaccinazioni. "Al 26 maggio (aggiornamento ore 6.13) – osserva la Fondazione – risultano consegnate 33.618.267 dosi, pari al 44% di quelle attese per il primo...

Ci è voluto un mese e mezzo dal picco del 6 aprile per scendere dall’impennata di contagi e conseguenti ricoveri causati dal Sars-CoV2. Siamo al -71% in 50 giorni. La campagna vaccinale sta facendo la sua parte e i numeri, anche se altalenanti nelle singole giornate, sono in discesa, osserva il nuovo monitoraggio della Fondazione Gimbe, che però mostra un quadro a luci e ombre sulle vaccinazioni. "Al 26 maggio (aggiornamento ore 6.13) – osserva la Fondazione – risultano consegnate 33.618.267 dosi, pari al 44% di quelle attese per il primo semestre 2021". "Seppure 8.5 milioni di dosi sono attese a giorni – osserva il presidente della fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – è irrealistico pensare di poter disporre di tutte le dosi attese per giugno". E questo avrà degli effetti. A oggi, osserva Gimbe, "il 36,4% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino e il 17,9% ha completato il ciclo vaccinale, con alcune differenze regionali. Nonostante le Regioni utilizzino la quasi totalità delle dosi a disposizione, il mancato decollo delle consegne si riflette sul numero di somministrazioni settimanali, stabili rispetto alla settimana precedente (+0,7%), con una media mobile a 7 giorni intorno a 485 mila inoculazioni al giorno".

La regione con più vaccinati è il Molise (41%), seguito dalla provincia autonoma di Bolzano (38,9%) e quella di Trento (38,6%) facilitate chiaramente dal numero limitato di abitanti, seguono il Friuli-Venezia Giulia (38,3%), la Liguria (37,9%) e la Puglia (37,7%). La Lombardia è al 37,2%. L’Umbria al 37%. Il Veneto al 36,6%. L’Italia è mediamente al 36,4% (come le Marche). Sette regioni sotto la media. In particolare l’Emilia-Romagna è quint’ultima al 36% , la Toscana è terz’ultima con il 35,3%, la Calabria penultima con il 34,4% e ultima la Sicilia con il 31,8%. Evidentemente per regioni grandi e considerate all’avanguardia nell’assistenza sanitaria come Emilia Romagna e Toscana la scelta di concentrarsi sugli over 80 e 70 e i canali di prenotazione scelti non sono stati paganti in termini assoluti.

Ma le classifiche hanno grandi variazioni a seconda delle fasce di età. Tra gli over 80 la regione più virtuosa è il Veneto (99.2%), seguita da Toscana (98,9%) e Umbria (97,8%). La Lombardia è al 96.6%, l’Emilia-Romagna al 95,2%. Per i cittadini tra i tra i 70 e i79 anni la regione che ha fatto meglio è la Puglia (88,9%). La Lombardia è all’85,2%, l’Emilia-Romagna è all’84,4%. La Toscana all’81,4% (appena sotto la media nazionale). Ultima è la Sicilia. Tra i 60 e i 69 anni la prima è la Lombardia (78,4%). L’Emilia-Romagna è al 68,8% appena sopra la media nazionale, terz’ultima la Toscana (54,1%), ultima l’Umbria (50.9%). Qui a pesare è stato il ritardo nell’apertura delle prenotazioni.

a. farr.