L’Iran che venerdì va alle urne per scegliere il nuovo presidente è arrivato ad arricchire l’uranio al 63% e, "se necessario", è pronto a scavalcare "immediatamente" la soglia. Inaugurando l’arrivo nella sua flotta di altre 2 grandi navi da guerra, Hassan Rohani (nella foto) manda un messaggio di fermezza agli elettori che sceglieranno il suo successore e alle potenze mondiali, con cui la Repubblica islamica sta trattando a Vienna i termini del possibile ritorno degli Stati Uniti all’accordo nucleare e della revoca delle sanzioni. Il nuovo picco di arricchimento supera l’obiettivo dichiarato del 60%, già lontanissimo dal tetto del 3,67% fissato dall’intesa del 2015 (Jcpoa). Un limite cui Teheran si dice comunque pronto a tornare in caso di intesa sulle sanzioni. "Gli Stati Uniti e gli europei dovrebbero sapere che l’Iran non cerca l’energia nucleare per produrre armi nucleari. Miriamo a sviluppare la nostra potenza nucleare, aerospaziale e missilistica per rafforzare l’industria del Paese, ma non ci inchineremo ai nemici", ha ribadito il capo del governo. Secondo i sondaggi Rohani cederà il testimone all’attuale capo della magistratura, il 60enne conservatore Ebrahim Raisi, uomo di fiducia della Guida suprema Ali Khamenei.