di Alessandro Farruggia La parola d’ordine del superministero della Transizione Ecologica sarà: tecnologia. Possiamo quindi attenderci un approccio scientifico e industriale, in larga parte finalizzato sulla riconversione energetica per la mitigazione del cambiamento climatico e dell’inquinamento e alla diffusione capillare delle nuove tecnologie utilizzando estesamente i fondi di NextGenUe. Il nuovo ministro è il professor Roberto Cingolani, 59 anni, milanese laureatosi in fisica a Bari e perfezionatosi alla Normale di Pisa, che dopo esperienze in prestigiosi istituti di ricerca all’estero è diventato...

di Alessandro Farruggia

La parola d’ordine del superministero della Transizione Ecologica sarà: tecnologia. Possiamo quindi attenderci un approccio scientifico e industriale, in larga parte finalizzato sulla riconversione energetica per la mitigazione del cambiamento climatico e dell’inquinamento e alla diffusione capillare delle nuove tecnologie utilizzando estesamente i fondi di NextGenUe.

Il nuovo ministro è il professor Roberto Cingolani, 59 anni, milanese laureatosi in fisica a Bari e perfezionatosi alla Normale di Pisa, che dopo esperienze in prestigiosi istituti di ricerca all’estero è diventato professore di fisica all’università di Lecce dove ha diretto il laboratorio di nanotecnologie fino alla nomina nel 2015 all’istituto italiano di tecnologia di Genova, del quale è stato direttore scientifico per 14 anni prima di approdare nel 2019 al gigante aerospaziale e della difesa Leonardo, come Chief Tecnology e innovation officer. "Roberto Cingolani – ha annunciato Draghi – sarà il ministro dell’Ambiente, che assumerà la denominazione di ministro per la Transizione Ecologica. Il ministero assorbirà le competenze in materia energetica allo stato attribuite ad altri ministeri e presiederà l’istituendo Comitato interministeriale per il coordinamento delle attività sulla transizione ecologica".

È quindi tramontata l’idea di inglobare ministero dell’Ambiente e Mise, che cederà ’solo’ la pur importante parte legata all’energia. Ma anche qui, non si attendono rivoluzioni verdi. "Il fotovoltaico è bello, rinnovabile, ma ancora troppo caro" ha detto di recente Cingolani. Avremo quindi un po’ più di rinnovabili, più efficienza energetica, accelereremo l’uscita dal carbone, ma manterremo molte centrali a gas. Avremo probabilmente più reti, più stoccaggio, più investimenti per i trasporti sostenibili, le smart city, una seria filiera dell’idrogeno, e per la riconversione industriale green oltre che per la promozione di economia circolare e per la chiusura del ciclo dei rifiuti.

Cauta l’accoglienza delle associazioni ambientaliste. Prudente Legambiente. Critica Greenpeace: "In alcune sue interviste – osserva il direttore di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio – Cingolani ha dichiarato che il solare fotovoltaico costa ancora troppo e che per la transizione la cosa più sostenibile è il gas. Con queste premesse, noi lo bocciamo. Siamo un po’ delusi, viste le premesse di Draghi. Ma siamo disponibili a dargli un po’ di aggiornamenti sul mercato dell’energia".

Cingolani è coautore di 1.000 pubblicazione su riviste internazionali, ha al suo attivo oltre 100 brevetti, buoni rapporti col mondo politico. Il nuovo ministro è intervenuto a diverse edizioni della Leopolda e della scuola di politica organizzati da Matteo Renzi, agli incontri del think tank di Enrico Letta VeDrò e, nell’aprile 2018, ha partecipato al convegno organizzato da Davide Casaleggio “Sum#02 – Capire il futuro”. Secondo il nuovo ministro il concetto di tecnologia e quello di sostenibilità sono strettamente correlati e richiedono politiche intersettoriali. Vedremo in corso d’opera quali.