Covid e università, un supplizio per gli studenti. Il governo prova a correre ai ripari, spingendo per la proroga dell’anno accademico e calendarizzando il ritorno (finalmente) delle lezioni in presenza. Ma tra corsi in remoto ed esami via computer, con relative connessioni a singhiozzo e una didattica troppo spesso incapace di adattarsi al medium digitale, il Vietnam degli universitari è ben al di là dal concludersi. Ne sanno qualcosa gli studenti della Sapienza di Roma (l’ateneo più grande d’Europa), dove, a causa di un blackout, lezioni, sedute di laurea ed esami, che prevedono l’utilizzo dei servizi informatici,...

Covid e università, un supplizio per gli studenti. Il governo prova a correre ai ripari, spingendo per la proroga dell’anno accademico e calendarizzando il ritorno (finalmente) delle lezioni in presenza. Ma tra corsi in remoto ed esami via computer, con relative connessioni a singhiozzo e una didattica troppo spesso incapace di adattarsi al medium digitale, il Vietnam degli universitari è ben al di là dal concludersi.

Ne sanno qualcosa gli studenti della Sapienza di Roma (l’ateneo più grande d’Europa), dove, a causa di un blackout, lezioni, sedute di laurea ed esami, che prevedono l’utilizzo dei servizi informatici, sono sospesi fino a data da destinarsi. Prorogate anche le scadenze di prenotazione agli esami e alle sessioni di laurea. Lo scrive la rettrice Antonella Polimeni in un messaggio alla comunità universitaria nel quale spiega che "visto il prolungarsi dell’indisponibilità dei servizi informatici" si ritiene opportuno sospendere lezioni, esami e sessioni di laurea. Un ko su tutta la linea e sulle spalle degli universitari. Qualcosa di simile era già accaduto in altre parti del paese. Vedesi, l’Università del Piemonte, nell’ottobre scorso: anche qui a dare forfait fu il sistema informatico.

È in questo contesto che il ministro dell’Università, Gaetano Manfredi, ieri ha annunciato il ritorno alla cara e vecchia didattica in presenza. Sì, ma al 50%. Al termine del periodo dedicato agli esami, a febbraio, le lezioni riprenderanno "in modalità mista, con presenza al 50% in aula", ha assicurato l’esponente del governo, intervenendo a una videoconferenza dell’ateneo di Bologna. Per potere seguire i corsi faccia a faccia sarà necessario prenotarsi attraverso delle applicazioni predisposte dagli atenei che fecero il loro esordio nel post lockdown. Chi prima arriva meglio alloggia, per così dire, visto che i ragazzi rimasti fuori dovranno accontentarsi di seguire le lezioni da remoto. Sperando che non salti la connessione, a loro o in aula.

Al ministero si lavora anche per prorogare l’anno accademico che di regola va da novembre all’ottobre successivo. "Il ministero è disponibile, se ci sarà una richiesta da parte della conferenza dei rettori ad operare una proroga – chiarisce Manfredi –. Credo che sarà una decisione dei prossimi giorni". Le intenzioni del dicastero non sono ancora definite nel dettaglio, ma per il 78enne Pier Luigi Celli, manager di lungo corso (tra l’altro direttore generale della Rai e della Luiss), questo significa una cosa sola: tenere aperti gli atenei anche in piena estate. "L’idea non è sbagliata – riconosce –, resta da vedere quali saranno le università in grado di organizzare esami e corsi anche in quel periodo, considerando che i professori non hanno solo la docenza tre le proprie attività lavorative".

Sarà un’opportunità in più per gli studenti che mai come quest’anno hanno dovuto fare i conti con una didattica a distanza a dir poco accidentata. "Come Paese ci siamo organizzati solo a partire dal lockdown – precisa Celli –. Su questo fronte stiamo migliorando, ma gli incidenti non mancano e il gap col nord Europa resta considerevole".

Giovanni Panettiere