24 mar 2022

Firenze, un’auto rossa e un’altra pistola. "Indagate ancora sul Mostro"

Le richieste di alcuni dei familiari dei duplici omicidi

Settembre 1985, l'ultimo delitto del mostro
Settembre 1985, l'ultimo delitto del mostro

Firenze, 24 marzo 2022 - Otto duplici omicidi, sedici vittime, quasi 37 anni passati dall’ultimo delitto firmato dall’introvabile calibro 22. Due i condannati, i compagni di merende Mario Vanni e Giancarlo Lotti, e uno, Pietro Pacciani, morto nel limbo, tra l’inferno di una condanna e il paradiso di un’assoluzione. Poi i misteri paralleli, come la morte del medico Narducci nel Trasimeno.

Oggi non c’è ancora una verità completa, per i delitti del mostro di Firenze. Né giudiziaria, né storica. Le sentenze, basate sul pentimento dello stesso Lotti, fanno discutere e comunque non coprono l’intera serie assassina, iniziata a Signa nel lontano 1968, ma solo gli ultimi quattro episodi. Anche per questo, oggi, tre avvocati chiedono che si indaghi ancora.

Vieri Adriani di Firenze, Valter Biscotti di Perugia e Antonio Mazzeo di Pistoia, rappresentano i familiari di Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili, uccisi a Scopeti nel settembre 1985, e di Carmela De Nuccio, ammazzata e straziata nel giugno 1981 a Scandicci. Per quest’ultimo caso, la giustizia non ha mai identificato un colpevole: le dichiarazioni di “Katanga“ Lotti, infatti, partono dal suo coinvolgimento a partire da Montespertoli, luglio 1982.

Nelle due istanze, firmate dai tre legali, che si avvalgono della consulenza di Paolo Cochi, si chiede di riprendere in mano l’ultima indagine, che aveva visti indagati l’ex legionario di Prato, Giampiero Vigilanti, oggi 90enne, e il suo medico, Francesco Caccamo, e di approfondire alcuni aspetti rimasti in sospeso nonostante l’archiviazione disposta dal giudice Angela Fantechi.

Riguardano gli avvistamenti di un’auto sportiva rossa in almeno un paio di notti di sangue (a Calenzano, nel 1981, e a Vicchio, nel 1984), la balistica e una pistola High Standard posseduta prima dal medico, poi dal legionario pratese, dello stesso calibro dell’arma con cui il mostro ha firmato gli otto delitti.

Gli avvocati riaprono anche il braccio di ferro iniziato mesi addietro con la procura, riguardo alla possibilità di accedere all’intero archivio di oltre 50 anni di indagini, più esteso di quanto confluito nei fascicoli processuali. Da qui, spunterebbe il nome di un possibile sospetto, in passato soltanto lambito dalle indagini.

"Cerchiamo la verità, quella vera, con una nuova indagine e negli atti ci sono tracce finora trascurate per individuare il killer", dichiara l’avvocato Biscotti. "Forse stavolta – aggiunge Mazzeo – vista la numerosa partecipazione dei familiari delle vittime, la Procura di Firenze, si deciderà ad aprirci la porta dell’archivio del mostro". Più netto Adriani: "Si chiede una riapertura delle indagini, in realtà c’erano già e ci sono vieppiù tutti gli elementi necessari e sufficienti per un rinvio a giudizio".

Stefano Brogioni

 

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