Chiara Di Clemente Nel suo romanzo Il sovrano delle ombre, Javier Cercas si occupa dello zio franchista: orribile redenzione? No: per Cercas affannarsi a capire non è giustificare. Scrive: "Pensai: è qui, sono tutti qui, nessuno di questa casa dei morti è morto. Nessuno se n’è andato. Nessuno se ne va". E...

Chiara

Di Clemente

Nel suo romanzo Il sovrano delle ombre, Javier Cercas si occupa dello zio franchista: orribile redenzione? No: per Cercas affannarsi a capire non è giustificare. Scrive: "Pensai: è qui, sono tutti qui, nessuno di questa casa dei morti è morto. Nessuno se n’è andato. Nessuno se ne va". E ancora: "Io ero tutti gli antenati che confluiscono nel mio presente". Ci si chiede perché, in un mondo che frulla e disintegra notizie e sentimenti in un battito di ciglia, la replica di Carràmba! Che sorpresa continui a dominare gli ascolti tv. Perché non c’è altro, rispondono i cinici. Perché fa parte di noi, è la risposta di chi ha almeno mezzo secolo di vita sulle spalle e non si vergogna a confessarlo: vedere in azione la Carrà ’95-2008 è commovente. Commuove quel modo di fare tv che all’epoca era pure smeleggiato, ma che in realtà era frutto di una professionalità, di una dedizione al lavoro, di un rispetto per il pubblico oggi quasi inconcepibili. Si narra che Raffa buttò via una costosissima sorpresa “transoceanica“, a poche ore dalla trasmissione, perché aveva saputo che i parenti che si dovevano ricongiungere erano stati avvisati, e nello show sarebbe mancata l’autenticità. Vallo a dire ora ai vip nei reality, o agli intervistatori in ginocchio che non distolgono lo sguardo dal copione scritto da altri. Raffa guardava negli occhi quelli con cui parlava. Guardava negli occhi ognuno di noi: noi bambini, che magari con lei in tv, scherzavamo e cantavamo insieme a qualcuno che ormai se n’è andato. Carràmba, invece, è ancora qui.