Mario Arpino Il jihadismo negli ultimi anni ha subìto batoste sul campo, ma è vivo e vegeto. Dove può (Somalia, Africa sub-sahariana, ecc.) si manifesta ancora palesemente, dove invece è solo alla ricerca di spazi lo fa in modo strisciante, con innocuo buonismo e subdola pericolosità. L’Italia, si dice, sinora è stata esente da eclatanti azioni offensive solo perché...

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Arpino

Il jihadismo negli ultimi anni ha subìto batoste sul campo, ma è vivo e vegeto. Dove può (Somalia, Africa sub-sahariana, ecc.) si manifesta ancora palesemente, dove invece è solo alla ricerca di spazi lo fa in modo strisciante, con innocuo buonismo e subdola pericolosità. L’Italia, si dice, sinora è stata esente da eclatanti azioni offensive solo perché considerata via di mezzo tra la "terra della pace" e la "terra della guerra". Una via dove vige quello stato di "tregua islamica" che consente l’indispensabile attività logistico-organizzativa e di proselitismo. Prova ne è che in Italia le moschee abusive sono oltre un migliaio, adattate in luoghi autorizzati per altre funzioni civili. I finanziamenti provengono da organizzazioni benefiche straniere (investimenti di qualche milione di euro), con l’intento di raddoppiare i luoghi di culto. Le persone monitorate sono alcune migliaia: abbiamo avuto notizia di arresti anche di recente. Le aree maggiormente indiziate sono il triangolo lombardo, il confine orientale ed una parte della Puglia, dove si sospettano relazioni pericolose tra malavita locale e jihadismo balcanico.

La Relazione dei nostri Servizi del marzo scorso cita appunto il ruolo dei Balcani occidentali quale "epicentro continentale del proselitismo e potenziale incubatore della minaccia terroristica in direzione di Paesi europei". Sempre secondo la nostra intelligence, tre sono ii principali ’luoghi’ di radicalizzazione: il più penetrante è la rete (web), il secondo sono le carceri ed il terzo alcuni dei punti di aggregazione islamica sopra citati. Per noi, che da più di vent’anni siamo impegnati oltre l’Adriatico, non è certo una novità: sappiamo che dopo la strage di Srebrenica e l’assedio di Sarajevo tutti, buoni e cattivi, passarono decisamente nella categoria delle vittime. Ora, però, lanciamo l’avvertimento: occhio ai Balcani!