Viviana

Ponchia

Non si può, non si fa, non fatelo. Ma non vergognatevi di desiderarlo. Un tuffo nella fontana. Quando fa così caldo che anche le fontane andrebbero a mettere la testa sotto altre fontane. Tutti nudi. A fare il morto là dove la gente perbene getta solo monete e desideri. A Roma è la sfida del solstizio anche quest’anno, il solito pretesto per gridare al degrado della capitale.

Una bella ragazza con il segno dell’abbronzatura sopra e sotto ha scelto quella di piazza Colonna, poco distante da palazzo Chigi (una volta deciso, mai giocare al ribasso). Ha ignorato i poliziotti e le transenne, si è spogliata e splash. Una sirena. Felice come una matta. Un delfino. Un bambino. Con gli agenti in tenuta anti covid attorno – stralunati e forse invidiosi – che hanno temporeggiato prima di procedere allo sgombero del monumento e alla ramanzina. Che spettacolo. Proprio sotto gli occhi del potere. Il re è nudo, anche lui, ma ha bisogno degli innocenti e dei folli, di Falstaff e di quella bella signorina, per ricordare la natura provvisoria del comando. "E avevo nella testa una fontana – cantava De Gregori – una pioggia sottile di pensieri cattivi, mentre la gente seduta al tavolino contava il tempo con gli aperitivi". Ricordi lontani. Oltre l’agonia delle utopie rivoluzionarie restano quei pochi eccentrici che hanno il coraggio di tuffarsi. Lo fanno per rinfrescarsi sotto questo grande cielo azzurro. E anche un po’ per noi che restiamo a guardare.