I femminicidi non sono "omicidi qualsiasi", ma per contrastarli "non bastano le leggi, bisogna cambiare le menti", dice – non senza qualche ragione – la presidente del Senato, Elisabetta Casellati. Ma di sicuro servono anche leggi aspre per contrastare un fenomeno, quello della violenza sulle donne, in crescita costante e inesorabile. E per questo il premier Draghi, alla vigilia del 25 novembre, giornata contro la violenza alle donne, ha incaricato cinque ministre di riscrivere le norme sul femminicidio. Gelmini, Bonetti, Lamorgese, Cartabia e Carfagna sono al lavoro per...

I femminicidi non sono "omicidi qualsiasi", ma per contrastarli "non bastano le leggi, bisogna cambiare le menti", dice – non senza qualche ragione – la presidente del Senato, Elisabetta Casellati. Ma di sicuro servono anche leggi aspre per contrastare un fenomeno, quello della violenza sulle donne, in crescita costante e inesorabile. E per questo il premier Draghi, alla vigilia del 25 novembre, giornata contro la violenza alle donne, ha incaricato cinque ministre di riscrivere le norme sul femminicidio. Gelmini, Bonetti, Lamorgese, Cartabia e Carfagna sono al lavoro per chiudere in una settimana un nuovo pacchetto normativo che comprenderà provvedimenti di fermo più efficaci per gli autori delle violenze di genere, una sorta di "scorta" per le donne che hanno denunciato restando molto spesso inascoltate, e nuovi aiuti economici che potenzieranno o affiancheranno il "reddito di libertà" già in vigore.

"Non possiamo abbandonare le donne alla ritorsione dei loro carnefici", dice la ministra Gelmini, mentre in Italia, ogni giorno, si registrano 89 episodi di violenza di genere. Un’emergenza sociale che le leggi esistenti non hanno minimamente fermato: "Estirparle è un processo che richiede tempo e una strategia a 360 gradi".

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Tra le norme allo studio con le ministre Bonetti, Lamorgese, Cartabia e Carfagna, c’è "un pacchetto di misure che puntano, da un lato, alla tutela delle donne che subiscono violenza, dall’altro a rafforzare l’efficacia delle misure sanzionatorie e interdittive". In concreto, si pensa a "misure di fermo più efficaci per gli autori delle violenze e una protezione per le vittime. Non possiamo lasciare sole le donne che denunciano, senza stravolgere le loro vite".

La proposta delle "scorte di Stato", oggetto di critiche, "è una misura di tutela per i casi estremi e con il consenso di chi subisce violenze", spiega Gelmini. La ministra per il Sud, Mara Carfagna, propone di realizzare i centri antiviolenza nei beni sequestrati alla mafia, con un bando finanziato dal Pnrr. "Abbiamo varato proprio ieri, d’intesa con il ministro Elena Bonetti, un bando che “vale” 300 milioni provenienti dal Piano nazionale di ripresa: finanzierà opere di ricostruzione, ristrutturazione o adeguamento degli immobili requisiti ai clan, che potranno così essere restituiti alla collettività", dice Carfagna: "Bene ha fatto il presidente Draghi a definire la difesa delle donne una priorità". Chiude la ministra Elena Bonetti: "Il focus è sull’intervento sull’uomo maltrattante – ha spiegato Bonetti – occorrono misure più incisive e restringenti, come un allargamento dell’uso del braccialetto elettronico e il fermo cautelare laddove si ravvisino elementi di particolare pericolosità". Sul fronte delle risorse, saranno stanziati 7 milioni di euro per il reddito di libertà e un micro credito di libertà, con 3 milioni di euro, per dare un aiuto dall’affitto di una casa all’avvio di una attività imprenditoriale.