Il coordinatore del Cts Franco Locatelli (Ansa)
Il coordinatore del Cts Franco Locatelli (Ansa)
"Hai la fatto la terza dose?" "Ma se sono già in lista per la quarta!" Il dialogo è immaginario, ma molto meno di quanto si pensi. Secondo gli esperti, accadrà dal prossimo autunno. Nessuna distopia. Nel mondo ammorbato dal Covid, vaccinarsi ogni anno contro Sars-cov2 e le sue mutazioni diventerà, con ogni probabilità, un appuntamento fisso. Quanto meno per gli italiani più fragili. Sicché i ritardatari delle prime inoculazioni per scelta personale o coda anagrafica inseguiranno in futuro i battistrada del booster, già effettuato da 7.514.656 italiani ora più...

"Hai la fatto la terza dose?" "Ma se sono già in lista per la quarta!" Il dialogo è immaginario, ma molto meno di quanto si pensi. Secondo gli esperti, accadrà dal prossimo autunno. Nessuna distopia. Nel mondo ammorbato dal Covid, vaccinarsi ogni anno contro Sars-cov2 e le sue mutazioni diventerà, con ogni probabilità, un appuntamento fisso. Quanto meno per gli italiani più fragili. Sicché i ritardatari delle prime inoculazioni per scelta personale o coda anagrafica inseguiranno in futuro i battistrada del booster, già effettuato da 7.514.656 italiani ora più tutelati soprattutto contro il rischio di malattia severa: il vero spauracchio.

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"La quarta dose del vaccino anti-Covid è una possibilità concreta", riconosce il professor Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e coordinatore del Comitato tecnico scientifico. E come lui la pensano in molti. Matteo Bassetti, primario al San Martino di Genova, era già uscito allo scoperto qualche giorno fa: "Sicuramente nel 2022 faremo una dose di richiamo, ragionevolmente a 12 mesi dalla terza, non certo tra 6 mesi" come in questa tornata. "Dov’è la difficoltà? Se lo stato ti mette in condizione di fare una vaccinazione dove vuoi, quando vuoi, non vedo il problema", considera l’infettivologo più volte finito nel mirino dei No vax. "Sars-cov2 ha aperto una stagione sanitaria di lungo corso – dichiara Fabrizio Pregliasco, direttore del Galeazzi di Milano –. Il virus produce l’effetto sasso nello stagno con cerchi e onde di diversa estensione. Non sappiamo quando, ma prima o poi diventerà endemico. Vaccinarsi contro il Covid diventerà così come vaccinarsi contro l’influenza. Magari non tutti lo faranno a ogni stagione, ma i soggetti più a rischio sì. E questa sarà la scelta migliore per proteggersi dalle varianti più aggressive".

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In tempi di omicron, il primo a mettere le mani avanti – non solo per interesse aziendale – è Ugur Sahin, fondatore della tedesca BionTech, partner di Pfizer nella realizzazione del siero. "Credo che a un certo punto avremo bisogno di un nuovo vaccino contro questa variante", dice l’immunologo di origine turca, aspettandosi che "omicron sia in grado di infettare persone vaccinate". Se è per questo, già il richiamo attuale in terza dose non offre copertura assoluta rispetto ai contagi: in Israele il 9% dei neopositivi da variante delta è reduce dal booster. Anche per questo "non è irragionevole pensare che avremo bisogno di un quarto vaccino", ammette da Gerusalemme il ministro della Salute Nitzan Horowitz. Ma il conto, in questi casi, si fa sui grandi numeri: "Decine di migliaia di vite sono state salvate dai vaccini", ricorda il professor Locatelli. Cassando ogni ipotesi di obbligo vaccinale e invitando i renitenti a immunizzarsi. Perché conviene.